le banchine al centro del mondo
quel che non si deve proprio sapere su pisa

by pino masi


m1mComunità palafittìcola preistorica, dal piatto acquitrino irrorato e traversato dall'Arno si spinse con le sue imbarcazioni lungo l'àlveo profondo del fiume fino all'interno del territorio e poi giù, oltre la foce, lungo le coste del mare aperto.
Si era ormai alle soglie della storia quando il legname sottratto
ai monti, gettato nella vena del fiume, portato dalla corrente,
raccolto e accatastato in alto sulle rive per salvarlo dalle piene, stagionato bene e poi ben segnato e segato, cominciò
a formare, calafatato, barche sempre più grandi.

2    Fu allora che lungo il fiume, dall'interno, giunsero merci e passeggeri diretti verso altri lidi  e, da altri lidi verso l'interno, passeggeri e merci. Fu allora che nella corrente vennero spinti tronchi sempre più grandi per costruire non solo navi ma ormeggi più solidi, banchine, moli, attracchi, colmate di terra poste a gradinate lungo le due sponde per caricare e scaricare merci pur col variare del livello del fiume, ricoveri e tettoie presso gli attracchi, piani inclinati per varare navi e per tirarle a secco, larghe spianate dove lavorare e poi case più grandi e magazzini capaci, luoghi e templi destinati alla gente ed agli dei.


3   Fu allora che le nuove palafitte sorsero monumentali rispetto alle prime, certamente, ma sempre palafitte rimasero nella struttura perché il luogo, il terreno, era quello di sempre: una vera città affacciata al fiume con edifici anche a più piani, adesso, ma come prima sospesa su piloni di quercia e di castagno confitti nella melma e traversata tutta da piatte gradinate, acciottolate sopra, lungo le due rive. I viaggi ed i commerci, con i racconti dei naviganti, oltre a ricchezza portarono sapienza di altre sponde e, ad altre sponde, nostra sapienza:  allora la conoscenza divenne scambio di conoscenza.



 
4   Fu allora - regnava ora Minosse - che la lingua dei naviganti divenne lingua del mondo per capirsi e che le cose e i concetti e i luoghi del mondo conosciuto ebbero, per tutti al mondo, lo stesso nome: coi naviganti, il mare univa il mondo e dava lingua al mondo. Fu allora che nella lingua dei naviganti  furono detti ovunque pise o bise i gradini di caricamento presso i luoghi di ormeggio. se Pisa non bastasse né bastassero ‘les anciennes bises’ di Bisanzio, ne fa fede ancora il nome della i-spanica isola di I-biza, preceduta dall'articolo (il grado, la banchina, il molo).


5   Fu allora che dai monti attorno a Pisa furon cavate pietre belle e buone, rotolate a valle, squadrate ad arte, trasportate su carri trascinati da buoi nel primo tratto e poi su zattere nel fiume e che belle lesène in pietra chiara si ersero indistruttibili in luogo dei vecchi piloni in legno -
come essi però confitte nella melma e rastremate da sapienti arcate ad ogni piano - e di pietra massiccia che le piene difficilmente possan divèllere si coprono ora le banchine sulle due sponde degradanti verso il fiume.



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6   Fu allora che su quelle gradinate, di forte pietra chiara e scura, dal mare giunse ad Etruria il mondo ed Etruria giunse al mondo dal mare. Ed i marmorei gradini di Pisa, le pise striate delle sue due sponde, divennero in uno realtà e simbolo di ogni altro attracco, vero approdo ai gradini del mondo. Fu allora - non ancor nate prima Atene poi Roma - che Pisa(e) divenne Càpita Mundi nonché Sedes Sapientiae, sacra come sacra è la Sapienza.  Sacra come, sul Gange, da quel tempo e fino adesso, agli antipodi del mondo, è sacra Varanàsi, Benares, coi suoi larghi gradini sulle sponde.

7   Mentre la storia scritta corre più volte disinvolta tra Egìzii e Ebrei ignorando il mare da Minosse a Etruria, nel Medi/terraneo originale (nel mondo adesso mitico la cui storia orale venne cantata solo dai poeti, nel primo mondo colto e libero dei popoli del mare e delle coste e delle isole toccate dai naviganti e da questi unificate per cultura e lingua (nel mondo di cui il gran Minosse - sovrano del labirinto della mente - fu primaria riconosciuta radix et matrix e di cui Kàndia, Creta, fu centro indiscusso), dopo il collasso della fàglia egèa ed il maremoto e i mesi di quello che fu e sembrò un diluvio (che per fortuna d'Etrùria i venti atlantici spostavano ad Oriente), fu proprio Etruria (estesa ad Occidente da Adria a Cuma e con al centro il suo Appennino e Pisa)  fraterno ostello agli scampati e sereno rifugio ai sapienti assieme a Metaponto, a Ortìgia poi Siracusa, alle colline di Akragas, alle sabbie della futura Selinunte, alla Gallura, a Alghero, a Cabras, alle future Valèntia e Barcellona.

 8   Brìciole, tracce, schegge, semi sparsi della perduta capitale della nostra cultura originale letteralmente esplosa e, tra queste, solo Etrùria già salda e compiuta erede in Scettro e Sapienza. Etruria: Federazione di Libere Città unite attorno solo al Fuoco del Bosco Sacro (tra le due Sacre Sorgenti in Appennino) e attorno a Pisa - al centro del Medi/terraneo - quale Faro d'Etruria sul mondo.

 9   Fu  proprio infatti dopo Minosse che, sul Mediterràneo ora conteso tra Fenici e Greci da poco scesi  al mare, Pisa - con alle spalle la misteriosa e potente Etruria di cui è da sempre sbocco naturale penetrandola per via fluviale fino in Appennino - issò le vele delle sue navi sempre più grandi, sempre più e in ogni senso mediando e trasportando passeggeri e merci e usanze ed arte, cultura, musica, filosofia, teorie, sostanze e persone inebrianti, spèzie, curiosità. Passeggeri & Merci.  Merci e passeggeri e, tra essi, segreti sapienti. Fu allora infatti, proprio allora, che Etruria, Sedes Sapientiae e nuovo di Minosse Scettro, decise di ridare alla storia il giusto verso. Quello neo-minòico appunto, ovviamente medi/terràneo e marinaro e perciò non previsto dagli storici scrivani continentali ideologicamente al seguito dell'emergente monoteismo mediorientale. Giusto verso della Storia, questo voluto da Etruria, con cui essi scrivani dovranno poi comunque per secoli trattare poiché costretti a farlo dai fatti stessi.

10  Fu allora che decise, dunque, Etruria. E dal suo Bosco Sacro, occulto tra le due Sacre Sorgenti in Appennino, scese al tirrènio mar segretamente per altra via da quella sempre usata delle pise e - ancor più segretamente - pascendo col latte delle sue nigre lupe i pàrgoli di forzuti pastori e boscaioli e barrocciai laziali nelle grotte e sul greto dell'altro suo lungo fiume (detto Tìber perché turbolento e perciò poco uso ai navigli, infido e sempre tòrbido) tramutò presto i pàrgoli sottratti agli ignàri Latini prima in forzuti bifolchi così da mantenersi senza spese e poi in soldati per farne il gladio deciso e imbattibile, con cui essa Etrùria - minòica erede - avrebbe riordinato il mondo: Roma.

  11  E' Etruria che dà a Roma forma e sostanza, è Etruria che dà a Roma i primi Re.  Per questo, proprio da Pisa, Etrùria fornì nel tempo a Roma passaggi con le navi fino in Gallia e poi disegni di navigli e rostri e ponti levatoi con cui difendesi dai Cartaginesi, culto degli avi e degli dei, e poi cerimoniale pubblico, divinazione, iniziazione, riti, arte, cultura, chiavi numeriche per sollevare le acque dei canali o scavalcare i fiumi con un ponte, rastremare le poderose mura di città e palazzi, innalzare trionfi, aprire ampie porte sulle facciate scaricado a terra con l'arco, il peso superiore.  

 

  12  Cànoni normali allora in Oriente, perciò da Pisa conosciuti e usati. E poi, ovviamente, Pisa fornì a Roma mappe di terre note e mari navigati, mappe di cieli guardati la notte da millènnii per orientarsi, indicazioni sulle rotte, informazioni, ogni mediazione nei conflitti... e poi rifornimenti, ambascerie, consigli.  Non a caso, esausto che fu l'Impero Romano dopo un  millènnio e rimasto esso separato in due, Pisa restò per un altro millènnio Imperial Porto d'Occidente, la sua flotta fino al 'rinascimento', fu la Flotta Imperiale!

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