le banchine al centro del mondo
quel
che non si deve proprio sapere su pisa
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segue:
13 Fu dunque, Etruria,
prima segreta levatrice di Roma per la via tiberina e poi, da Pisa -
per la più nota e comoda via d'Arno e mare - maestra di Roma attenta
al suo sostegno. Tutto allo scopo, lei memoria di Minosse e nuova capitale
del mondo mediterraneo originale,
di salvaguardare, usando il nerbo di Roma, l'unità politica e la matrice
minòica della sua cultura nei frammenti di quel
meraviglioso popolo delle isole e delle coste non più vissuto
come popolo uno poiché frazionato e disperso - come di nuovo adesso
- tra i confini e i conflitti continentali voluti dai giganti ideològici
del monoteismo.
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Fu allora infatti che, creando Roma, a questo sofferto frazionamento
di un mare sentito ufficialmente nòstrum Etruria pose a suo modo rimedio
per un millennio abbracciando ancora - come già fece Kàndia - tutto
il mare percorso da Ulisse e cantato da Omero in un unico amplesso,
assicurando di conseguenza al mondo moderno fino a quest'ultimo nostro,
globale e cibernetico, quel filo ininterrotto di medi/terrànea arkàica
sapientia fatta di Ars et Jus, Ispirazione e Diritto, Virtude et Conoscenza,
Accademia e Alchimia, di cui abbiamo bisogno e che dal primordiale crogiòlo
bèrbero, culla medi/terrànea della civiltà, ci giunge "param param"
- pari pari indenne di maestro in maestro, da poeta a poeta -
con studio comparato della sintesi minòico-etrusco-romana e di
quella, coèva, minòico-greco-ellenista offertaci dai classici greci.
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15 Classici
questi - e non ultimo tra essi il Simposio di Platone che al sommo Dante
ispirò il Convivio - non a caso raccolti e preziosamente trascritti
a Pisa per secoli non meno devotamente che altrove e poi, per secoli
ancora, custoditi e tramandati perché giungessero un giorno fin nelle
mani dell'Imperatore che di Germània, di frequente, sul diamantato Suo
imperiàl còcchio scende adesso a Pisa in tre giornate coi suoi fidi
per la via ancor detta dell'Abetone e del Brennero, onde da Pisa salpare
poi per altre sponde, sopra pisani legni, con tutto il suo cortèggio:
Pisa, Imperial Porto dove, secoli prima, erano giunti per mare gli elefanti
dono di Al Rashid - Sultano di Bagdad - per Carlo Magno, trasbordati
poi dai Pisani fino al Sacro Imperatore, in Aquisgrana!
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Così, da Pisa e per mano imperiale, giungon ora codesti classici
alle stanze della Imperial Règgia e alla sua Skola Siciliana perciò
alle mani e agli occhi e al cuore di poeti come Piero delle Vigne e
Ciullo d'Al-Kamo ciondolanti presso l'Imperatore spesso a Palermo per
Suo studio & diletto e poi, param param da poeta a poeta, di nuovo
ai gradini di Pisa nelle mani di Guido Cavalcanti spesso girovagante
e poi da queste a Lapo Giani e a Dante e al sobrio Guinizzelli che,
da allora, desiderarono tutti (come divinamente scrive l'Alighieri nel
suo sonetto a Guido) essere "presi per incantamento / e posti in
un vascèl che at ogni vento / solcasse il mare al voler vostro et mio".
Di nuovo il mare. Di nuovo il mare dava Lingua al Mondo, in un "dolce stil
novo".
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Fu allora che, cessato dopo un millennio con la caduta dell'Impero
Romano anche il controllo romano sul mare, ancora per tutto il medioevo
(fieramente autonoma dalle signorie papiste retrostanti, autogestendosi
come Repubblica di credenti ma làica e fedele all'Impero che adesso
è solo d'Occidente) Pisa badò, per un millennio ancora (fino
al cosiddetto 'rinascimento'), a collegare e a rafforzare e a proteggere,
tra i suoi innumerevoli ormeggi e fòndaci nel mondo, massimamente quei
territori e domìnii catalani e lìguri e amalfitani e baresi e siciliani
e maltesi e delle isole egee con Rodi e Cipro e delle altre bise che,
come Ia I-Spaniola I-Biza e le Baleari, con Kòrsica et Sardìnia la riconoscono
quale 'Pisae Càpita Mundi' e che
Pisa (la cui agonia coincide per tutto l'Occidente con la fine del 'Mondo
Antico' e l'inizio del 'Mondo Moderno') fino allo stremo, con giustificato
orgoglio, riconosce
ancora culturalmente sue.
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Anche nel ‘buio’ medioevo Pisa meravigliosamente restò Regina Maris
et Sedes Sapientiae e seppe - ad esempio - con la penna d'oca di un
suo Rustichello finito prigioniero a Genova, mettere per iscritto, in
un "milliòne" di pagine del tempo, lo stupendo resoconto
del viaggio in Cina di un suo compagno di cella, uno stupendo veneziano
analfabeta, di nome Marco Polo: nell'Evo europeo ufficialmente più buio
Pisa seppe quindi sempre mantenere in sé i presupposti su cui fondare
- esempio attuale - una delle più antiche tra le moderne Università
del mondo.
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Sede di Sapienza e per questo sede di quella bellezza che è negli
occhi di chi guarda, Pisa seppe produrre veri Maestri e costruire monumenti
- prodigiosi portenti - tuttora (dopo un altro millennio!) meraviglia
del mondo. Riuscendoci, volle confermare sé stessa Caput Mundi. E lo fece attraverso Opere
da cui viene agli occhi nostri meraviglia, essendo esse - tutte volute
dai Templari - la Grande Opera del Campo dei Miracoli: Arte Oggettiva,
miracolo consapevole, autentica Sapienza
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Fu proprio allora infatti che Pisa costruì la Torre tuttora più
conosciuta al Mondo dopo quella - crollata - di Babele.
La fece, certa che questa non sarebbe crollata, e ancora non
lo è, conficcandola semplicemente
nella melma - secondo il consueto suo modo millenariamente sperimentato
- come un enorme monolito. Volle
piantare la sua prodigiosa Turris Eburnea come un gran palo in mezzo
alla laguna: unico segno civile visibile a distanza percorrendo dal
mare il fiume come un canal grande tra secche e melme, canneti e fossi,
isolotti e maremme, paludi e selve, macchie
e campagne e ancora bozzi e stagni ed acquitrini, superata che
fosse -
imboccando l'Arno dalla foce - la duna costiera
e le sue Sacre Pinete .
21
Sosta intermedia prima di arrivare alle striate pise della città
ed ai suoi vari bacini era quella obbligata alla pisa di San Piero,
detta "ad gradum" dai latini che tradussero le ‘pise’ in ‘gradi’,
da cui poi i nostri neolatini gradi, gradìni e gradinate. Sosta necessaria
per un primo controllo su identità e carico dei navigli in entrata ed
utile, anche, ai passeggeri per sgranchirsi le gambe con una visita
alla già millenaria basilica del santo Capo degli Apostoli , Pie(t)ro
appunto, sceso da una nave allo stesso "gradum" mille anni
prima, a fondamento di "kristiana ekklèsia", prima del
periodo speso a Roma fino al martìrio.
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Dopo la sosta di San Piero a Grado di nuovo tutti a bordo verso
Pisa tra le curve del fiume vedendo
in distanza a tratti - stagliato oltre l'erba delle sponde sullo
sfondo dei monti - quel palo alto confitto lontano e - poi - scoprirlo,
giunti da presso, torre bianco fiorita circondata di tante meraviglie.
Civilissima torre, espressione di una cultura ancora verìdica, voluta
da una città incredibilmente bella e intelligente da sempre al centro
di un ampio paradiso primordiale: una enclave palustre meravigliosamente
ricca e generosa, protetta dai venti freddi d'Appennino da una sua armoniosa
chiostra di colli (pompoposamente detti Monti Pisani sol per via del latino Mons, montis) e
visitata e abitata da pesci tipo mùggini e anguille e tinche e barbi
e carpe e gobbe gioiosamente dorate o iridate e poi da lucci e lasche
e lattaini e crògnoli, nonché da uccelli migratòrii tuttora
sporadicamente nidificanti tra le residuali cannelle e giunchi
di questa nostra - essa sì oscurìssima -
era petrolifera ormai giunta si spera fortunatamente agli sgòccioli.
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Pisa piantò la Torre nel cuore del medioevo
- non certo oscuro per i Pisani -
per rialzare il Totem Luminoso di cui per tutti c'era e c'è tuttora
bisogno: Albero Sacro, Palo totèmico, Antenna mediàtica, Faro del primo
mondo civile e marinaro, Turris Eburnea, Scettro priàpico, Lingam veridico
che segna a tutti il Punto di Giunzione tra Terra e Cielo, Ponte di
Mezzo che solleva l'anima, Jànua Coeli per chi sa vedere.
Pisa fece la Torre per tutti noi, sia chiaro, non per sé, ma
Faro per naviganti in cerca di un approdo all'eccellenza: su un culmine
del Duomo, visto dai piedi della Torre, pose un alato grifone a promessa
che anche un quadrupede - da Pisa e volendo - possa in alto volare.
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