EROS
"Eros
non è affatto tenero e bello come si crede.
E' irsuto e scalzo e spesso senza rifugio,
vive sotto le stelle, nei portoni e in strada:
in questo è veramente simile alla madre.
Come il padre, invece è astuto e irruento:
ama cose belle e ha destrezza per ottenerle.
A poco a poco però ciò che si è procurato
gli sfugge via:
non è povero né ricco, così come non è
ignorante nè sapiente.
Tra sapienza e ignoranza infatti, anche lì, Eros sta in
mezzo
e per questo è amante della sapienza, un vero filosofo:
si
può desiderare solo ciò di cui si sente la mancanza.
Nessuno
degli dei desidera diventare sapiente perchè già
lo è e, d’altra parte,
anche gli ignoranti non cercano la sapienza perchè se ne
credono già pieni.
Ma la natura di Eros non è quella di un dio e neppure quella
di un mortale.
Accade infatti che in una stessa giornata egli splenda se trova
una via
e subito muoia se la perde e, poi, ritrovandola torni di nuovo
in vita.
Amante della bellezza, della sapienza che è la maggiore
bellezza,
Eros sta in mezzo a tutto e non è mai nè un uomo
nè un dio
ma la forza mediana che riempe lo spazio tra uomini e dei
e che sempre tende verso ciò che sa di non avere:
la bellezza, la pace, il benessere, la sapienza".
Non
bello nè ricco o sapiente è dunque Eros,
ma amante della bellezza e della sapienza e,
senza appartenere agli dei nè agli uomini, collega
gli uni agli altri
portando agli dei i desideri dei mortali, ai mortali l'ispirazione
divina.
Egli pervade tutto il creato d'un infinito desiderio di bellezza,
una incontenibile voglia di generare, “di dare alla
luce il bello”,
che porta la natura mortale a rigenerarsi in eterno perchè
"è unicamente nel generare, nel dare alla luce,
che la natura partecipa dell' immortalità".
Coloro,
poi, che sono "nati per generare nello spirito
formano tra gli uomini la comunità più eccellente,
perchè loro figli saranno le cose buone e le leggi
giuste,
le opere dell'arte che danno respiro all'anima e all'intelletto."
Non
a caso dunque Socrate una sera di duemilacinquecento anni fa,
dopo rivelato in una cena tra amici ciò che di più
splendente custodiva in sè,
concluse il suo elogio ad Eros con queste parole (Platone, Simposio
- 212, b, c):
"Questo
mi disse Diòtima, o Fedro e voi tutti, ed io ne fui persuaso
e da allora cerco di persuadere gli altri che per ottenere l’eccellenza
non c'è per l'uomo miglior collaboratore di Eros."
FAMIGLIA
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FAVOLA
C'era
una volta, lontano lontano, il paese di Shirokawà.
Lì tutti vivevano felici perchè la natura
donava loro ogni cosa occorresse
e nessuno chiedeva di più.
Erano tempi davvero felici quelli
e i giorni più felici erano quelli di mercato.
Ciò che più faceva felice la gente di Shirokawà
era andare al mercato.
Al mercato, secondo le stagioni, c’era tutto il possibile.
E che belle, tra i fuochi dei bivacchi, le famiglie venute per
scambiarsi le cose!
Perché
- detto tra noi - il bello era che a Shirokawà non esisteva
il denaro
e ognuno era sempre indaffarato a far qualcosa di buono per sé
e per gli altri,
così facevan tutti qualcosa e nessuno moriva di noia
e chi era per natura più fortunato poteva esser buono e
generoso con chi lo era di meno.
I
bambini, anche i più piccoli sulle spalle dei più
grandi,
scoprivano al mercato, coi sensi accesi,
i colori, i sapori, i sorrisi e gli odori di tutto il mondo possibile.
Che vita era quella!
E che scuola, per tutti, era allora la vita:
c'era chi portava brocche e chi panieri,
chi portava bietola e legumi e chi portava maglioni e cappellini,
chi coralli e conchiglie e chi mele e melograni,
chi portava banane e chi scarpe di giunco intrecciate e chi portava
pelli e mantelli e tappeti,
chi coltelli e ganci e corde e chi collane, anelli, bracciali,
sonagli e cavigliere,
chi peperoni, pomodori, melanzane, miele e chi patate, poponi,
noccioline,
chi portava colombe, pietre azzurre, uova, galline.
C’era
poi chi portava l’eccellenza
- esempio, iniziazione, esperienza, allegria, tamburi, canto,
danze -
in cambio di pannòcchie arrosto o lesse, ciambelle di finocchio,
frutti sugosi, pesce,
poi leggeva negli occhi tutti i mali da estirpare ed aveva
all’occorrenza cosa usare:
foglie, radici, fiori, frutti secchi, cristalli, lichèni,
òlii, veleni, ogni utile essenza.
A Shirokawà se la sapevano cavare benissimo da soli
e non disturbavano certo chi a loro insaputa
- oltre il lontano orizzonte dove mare e cielo si toccavano da
sempre -
a Firenze e a Madrid viveva in maniera diversa
da loro.
Tutto
andò bene finché un giorno,
mentre sulla spiaggia di Shirokawà tutti prendevano il
sole
e il nonno cercava granchi e i bambini facevano tuffi e capriole,
dall'orizzonte lontano dove il mare e il cielo si toccavano da
sempre
spuntò una grande canòa con tanti pali e vele
e poi un'altra un'altra e un’altra ancòra a decine
e decine
e da queste grandi canoe scesero in tanti,
vestiti di ferro e con bastoni tonanti che sputavano fuoco.
Chiesero:
-
Come si chiama questa terra dove siamo sbarcati?
Al
che tutti, tirando un sospiro di sollievo e sorridendo, dissero
in coro:
-
Shirokawà!
Non
fecero altre domande,
ma dissero:
- Bene. Da ora in poi voi non contate più nulla.
Siamo più forti e non ci interessa sapere come la pensate.
Non ci create fastidi sennò vi uccidiamo.
Dateci subito tutto quello che avete
salvo il minimo per poter sopravvivere e lavorare per noi,
non sapete cosa è il denaro e vi paghiamo in perline di
vetro.
Le
vostre idee e le vostre usanze sono selvagge
e perciò da questo momento sono abolite:
questa terra non si chiama Shirokawà,
come la chiamavate voi sbagliando,
si chiama America in onore di Amerìgo Vespucci,
il tipo di Firenze che con le sue mappe ci ha insegnato la strada!
Non
dissero altro, ma fecero come avevano detto:
al punto che oggi, malgrado la nostra buona volontà e le
diavolerie della moderna comunicazione, non sentiamo mai dire
di Shirokawà nè di
che fine abbia veramente fatto la sua brava gente.
FRATELLANZA
GIUSTIZIA
H
I
LEGALITA'
LEGITTIMITA'
LIBERTA'
MAFIA
Un'analisi
organica dei rapporti fra massoneria deviata e cosche mafiose
è contenuta nella relazione della Commissione parlamentare
antimafia: "Il terreno fondamentale sul quale si costituiscono
e si rafforzano i rapporti di Cosa nostra con esponenti dei pubblici
poteri e delle professioni private è rappresentato dalle
logge massoniche. Il vincolo della solidarietà massonica
serve a stabilire rapporti organici e continuativi".
"L'ingresso
nelle logge massoniche di esponenti di Cosa nostra, anche di alto
livello, non è un fatto episodico ed occasionale ma corrisponde
ad una scelta strategica" - spiega la Commissione Antimafia.
"Il
giuramento di fedeltà a Cosa nostra resta l'impegno centrale
al quale gli uomini d'onore sono prioritariamente tenuti, ma le
affiliazioni massoniche offrono alla organizzazione mafiosa uno
strumento formidabile per estendere il proprio potere, per ottenere
favori e privilegi in ogni campo; per conclusione di grandi affari
e per l'aggiustamento di processi, come hanno rivelato numerosi
collaboratori di giustizia.
Tanto più che gli uomini d'onore nascondono l'identità
dei "fratelli" massonici ma questi ultimi possono anche
non conoscere la qualità di mafioso del nuovo entrato"
(punto 57 della citata Relazione).
Rapporti fra Cosa nostra e massoneria sono comunque emersi anche
nell'ambito dei lavori di altre due Commissioni parlamentari d'inchiesta:
quella sul caso Sindona e quella sulla loggia massonica P2, che
già avevano approfondito la vicenda del finto rapimento
del finanziere e della sua permanenza in Sicilia dal 10 agosto
al 10 ottobre 1979. Agli atti, le indagini della magistratura
milanese e di quella palermitana, che avevano svelato i collegamenti
di Sindona con esponenti mafiosi e con appartenenti alla massoneria:
il finanziere era stato aiutato da Giacomo Vitale, cognato di
Stefano Bontade, capomafia della famiglia palermitana di Santa
Maria di Gesù e da Joseph Miceli Crimi: entrambi aderenti
ad una comunione di Piazza del Gesù, "Camea"
(Centro attività massoniche esoteriche accettate).
Nel gennaio 1986 la magistratura palermitana dispone una perquisizione
e un sequestro presso la sede palermitana del Centro sociologico
italiano, in via Roma 391: vengono sequestrati gli elenchi degli
iscritti alle logge siciliane della Gran Loggia d'Italia di Piazza
del Gesù. Fra gli iscritti figurano i mafiosi Salvatore
Greco e Giacomo Vitale.
Nel mese di gennaio dello stesso anno, la magistratura trapanese
dispone il sequestro di molti documenti presso la sede del locale
Centro studi Scontrino. Il centro, presieduto da Giovanni Grimaudo,
era sede di sei logge massoniche: Iside, Iside 2, Osiride, Ciullo
d'Alcamo, Cafiero, Hiram. L'esistenza di un'altra loggia segreta
trova poi una prima conferma nell'agenda sequestrata a Grimaudo,
dove era contenuto un elenco di nominativi annotati sotto la dicitura
"loggia C": tra questi, quello di Natale L'Ala, capomafia
di Campobello di Mazara. Nella loggia Ciullo d'Alcamo risultano
essere affiliati: Pietro Fundarò, che operava in stretti
rapporti con il boss Natale Rimi; Giovanni Pioggia, della famiglia
mafiosa di Alcamo; Mariano Asaro.
Nel processo, vari testimoni hanno concordato nel sostenere l'appartenenza
alla massoneria anche di Mariano Agate, capomafia di Mazara del
Vallo.
Alle sei logge trapanesi e alla loggia "C" erano affiliati
imprenditori, banchieri, commercialisti, amministratori pubblici,
pubblici dipendenti, uomini politici (la Commissione antimafia,
nella citata relazione, ricorda come l'onorevole democristiano
Canino, nell'estate del '98 arrestato per collusioni con Cosa
nostra, abbia ammesso l'appartenenza a quella loggia, pur non
figurando il suo nome negli elenchi sequestrati).
Già nel processo di Trapani e poi successivamente in quello
celebrato nel '95 a Palermo contro Giuseppe Mandalari (accusato
di essere il commercialista del capo della mafia, Totò
Riina) sono emersi contatti fra le consorterie mafiose e massoniche
di Palermo e Trapani: Mandalari, "Gran maestro dell'Ordine
e Gran sovrano del rito scozzese antico e accettato" avrebbe
concesso il riconocimento "ufficiale" alle logge trapanesi
che facevano capo a Grimaudo.
Le indagini sui rapporti mafia-massoneria continuano, seppur fra
tante difficoltà. L'unica condanna al riguardo, ottenuta
dai pm palermitani Maurizio De Lucia e Nino Napoli, riguarda proprio
Mandalari, commercialista di Riina e attivo gran maestro muratore.
Solo nel febbraio del 2002, è stata sancita in una sentenza
la pesante influenza dei "fratelli" delle logge sui
giudici popolari di un processo di mafia: la Corte d'assise stava
seguendo il caso dell'avvocato palermitano Gaetano Zarcone, accusato
di avere introdotto in carcere la fiala di veleno che doveva uccidere
il padrino della vecchia mafia Gerlando Alberti. Non è
stata facile la ricostruzione del pm Salvatore De Luca e del gip
Mirella Agliastro, che poi ha emesso sette condanne: non c'erano
minacce esplicite, solo garbati consigli a un "atteggiamento
umanitario". Questo il volto delle intimidazioni tante volte
denunciate.
Il caso più inquietante di cui si sono occupate le indagini
è quello di una misteriosa fratellanza, la Loggia dei Trecento,
anche detta Loggia dei Normanni.
Il pentito Angelo Siino ha fugato ogni dubbio: il divieto per
gli aderenti a Cosa nostra di fare parte della massoneria restò
sempre sulla carta. "Le regole erano un po' elastiche - spiega
- come la regola che non si devono avere relazioni extraconiugali".
Erano soprattutto i boss della vecchia mafia, Stefano Bontade
e Salvatore Inzerillo, ad avere intuito l'utilità di aderire
alle logge. Rosario Spatola seppe da Federico e Saro Caro che
Bontade "stava cercando di modernizzare Cosa nostra. Vedeva
più in là, vedeva la potenza della massoneria, e
magari riteneva di potere usare Cosa nostra in subordine, come
una sorta di manovalanza".
Per questo aveva creato una loggia, la sua loggia, appunto la
Loggia dei Trecento.
Anche Siino riferisce di averne sentito parlare: "si diceva
che ne facevano parte parecchi personaggi quali i cugini Salvo,
Totò Greco "il senatore" e uomini delle istituzioni.
La loggia non era ufficiale e non aderiva a nessuna delle due
confessioni, né a quella di Piazza del Gesù né
a quella di Palazzo Giustiniani".
Correvano a Palermo i ruggenti anni Settanta. Il pentito Spatola
conferma il ruolo di Bontade come gran maestro della Loggia dei
Trecento. E spiega: "Ne facevano parte soggetti appartenenti
alle categorie più disparate, e per questo era molto potente.
E troppa potenza si era creata anche attorno a Stefano Bontade,
per questo andava eliminato non solo lui ma anche la loggia".
Il 23 aprile 1981, Bontade fu ucciso dai corleonesi di Totò
Riina e Bernardo Provenzano. Ha svelato Spatola che fu proprio
Provenzano, capo dell'organizzazione mafiosa, a prendere l'iniziativa
di sciogliere la Loggia dei Trecento. Particolare davvero inedito
e curioso! Quale autorità aveva mai don Bernardo per intervenire
d'autorità su una fratellanza tanto riservata? Forse era
massone anche lui? Forse, già allora, aveva ben presenti
rapporti e complicità eccellenti che da lì a poco
avrebbero fatto a gara per riposizionarsi e ingraziarsi i nuovi
potenti?
Tommaso Buscetta, nel 1984, parla per la prima volta del rapporto
fra mafia e massoneria nel contesto del tentativo golpista di
Junio Valerio Borghese del dicembre 1970. Tra Cosa nostra e gli
ambienti che progettavano il colpo, il collegamento era stato
stabilito attraverso il fratello massone di Carlo Morana, uomo
d'onore. La contropartita a Cosa nostra consisteva nella revisione
di alcuni processi.
Leonardo Messina sostiene che il vertice di Cosa nostra sia affiliato
alla massoneria: Totò Riina, Michele Greco, Francesco Madonia,
Stefano Bontade, Mariano Agate, Angelo Siino (oggi collaboratore
di giustizia pure lui). Ritiene che spetti alla Commissione provinciale
di Cosa nostra decidere l'ingresso in massoneria di un certo numero
di rappresentanti per ciascuna famiglia.
Gaspare Mutolo conferma che alcuni uomini d'onore possono essere
stati autorizzati ad entrare in massoneria per "avere strade
aperte ad un certo livello" e per ottenere informazioni preziose
ma esclude che la massoneria possa essere informata delle vicende
interne di Cosa nostra. Gli risulta che iscritti alle logge sono
utilizzati per "aggiustare" i processi attraverso contatti
con giudici massoni.
Conclude la Commissione antimafia: "Il complesso delle dichiarazioni
dei collaboratori di giustizia appare essere concordante su tre
punti.
- intorno agli anni 1977-1979 la massoneria chiese alla commissione
di Cosa nostra di consentire l'affiliazione di rappresentanti
delle varie famiglie mafiose; non tutti i membri della commissione
accolsero positivamente l'offerta;
malgrado ciò alcuni di loro ed altri uomini d'onore di
spicco decisero per motivi di convenienza di optare per la doppia
appartenenza, ferma restando la indiscussa fedeltà ed esclusiva
dipendenza da Cosa nostra;
- nell'ambito di alcuni episodi che hanno segnato la strategia
della tensione nel nostro paese, vale a dire i tentativi eversivi
del 1970 e del 1974, esponenti della massoneria chiesero la collaborazione
della mafia;
- all'interno di Cosa nostra era diffuso il convincimento che
l'adesione alla massoneria potesse risultare utile per stabilire
contatti con persone appartenenti ai più svariati ambienti
che potevano favorire gli uomini d'onore".
MASSONERIA
L’inchiesta
portata avanti dal De Magistris - che tanto tremore creò
ai tempi della caduta dell'ultimo Governo Prodi - probabilmente
tocca quello che è il problema più grave del nostro
'stato di diritto' da fin troppi decenni: quello dei rapporti
tra criminalità organizzata, politica e finanza.
Pochi si ricordano dell’inchiesta che Cordova fece sulla
massoneria calabrese e pochi hanno notato le similitudini con
l’inchiesta di De Magistris.
Vale la pena di ricordarle.
Analizzare il sistema massonico e capire tutte le implicazioni
che comporta questa istituzione, le sue interferenze con la società,
con la giustizia, ecc., è una cosa impossibile da fare
in poche righe: sarebbe un po’ come voler spiegare
in poche righe
il funzionamento del mondo. Il nostro scopo - evidenziando
in particolare quei punti che vengono di solito trascurati quando
si parla di massoneria e che sono importanti per capire realmente
il sistema massonico nel suo insieme - è
solo quello di fornire all'utente alcuni spunti di riflessione
e così permettere un ulteriore approfondimento, a chi lo
vorrà fare, ad altre fonti.
Alcuni dati.
In massoneria sono iscritte in Italia circa 50.000 persone, tra
iscritti ufficiali e non ufficiali (c.d. all’orecchio perché
il loro nome non compare nelle liste ufficiali). Questo numero
immenso di persone è costituito prevalentemente da militari,
imprenditori, professionisti, docenti universitari, politici.
In altre parole buona parte dell’inteligencia italiana e
delle persone che ricoprono incarichi di potere.
Tra questi ricordiamo come legati direttamente o indirettamente
alla massoneria, Cossiga, Andreotti, Prodi, Berlusconi, De Benedetti,
molti componenti legati alla famiglia Agnelli, Vittorio Valletta
(dirigente Fiat per molti anni, l’uomo che ha portato la
nostra fabbrica al successo degli anni d’oro), i governatori
della Banca d’Italia Fazio, Ciampi, Carli, l’ex presidente
di Mediobanca Cuccia, l’ex presidente del senato Marcello
Pera, ma anche molti cardinali e vescovi di Santa Romana Chiesa,
il Preside della facoltà di beni culturali di Bologna,
dottor Panaino, ecc…
In particolare poi il mondo bancario, finanziario e imprenditoriale
ha legami fortissimi con la massoneria. Oltre ai già citati
Agnelli, De Benedetti, e molti presidenti della Banca d’Italia,
troviamo Volpi, Joel, Toeplitz, Stringher, Caltagirone, De Bustis
(che apparterrebbe agli illuminati, secondo il libro di Pinotti),
secondo alcune voci Consorte, Fiorani e tanti altri.
D’altronde, per capire i buoni rapporti tra massoneria e
cariche ufficiali dello stato, basti pensare che Prodi alla riunione
di apertura del GOI (Grande oriente d’Italia) ha mandato
un messaggio di augurio e benvenuto, di cui vale la pena riportare
il testo: “La repubblica e il Governo vi salutano, la Repubblica
si riconosce nei valori della massoneria”. Il saluto è
stato portato dal sottosegretario alle politiche giovanili De
Paoli. Mentre l’ex Presidente della Corte Costituzionale
e della RAI Baldassarre ha presenziato di recente ad una riunione
del GOI, intervenendo sul tema della tripartizione dei poteri
dello stato.
In altre parole: i legami tra alte cariche dello stato e massoneria
sono fortissimi ed indiscussi. Sono poco pubblicizzati e poco
dichiarati, questo si. Ma sono ufficiali. Nulla di strano in ciò.
Basti ricordare che il primo parlamento dell’Italia unita
era composto in gran parte da massoni come Crispi, Depretis, Zanardelli.
Ogni tanto poi spuntano collegamenti con la massoneria deviata,
addirittura da personaggi insospettabili: Marco Pannella tentò
di candidare nelle sue liste nientemeno che Licio Gelli, il capo
della famigerata P2 al fine, si presume, di fargli avere l’immunità
parlamentare. Ma la sua spiegazione ufficiale fu che lo candidava
perché in cambio Gelli prometteva di rivelargli i suoi
segreti: una spiegazione delirante, che Pannella dette addirittura
in commissione parlamentare, ma che dimostra come il potere politico
vada a braccetto in tranquillità con personaggi che hanno
cospirato contro lo stato, e commissionato delitti di ogni tipo,
stragi comprese, fino a portarli dentro al parlamento.
La massoneria mondiale.
La Massoneria è un fenomeno mondiale, organizzato su scala
mondiale. Il vertice del Grande Oriente di tutto il mondo si trova
nella corona inglese. Sono appartenuti alla massoneria quasi tutti
i Presidenti degli Stati Uniti, personaggi come Gheddafi e Arafat,
presidenti Francesi, Re Del Belgio, Olanda e via discorrendo.
I vertici del mondo.
E’ una creazione della massoneria – come, perché,
e in che misura, sarebbe un problema tutto da studiare e approfondire
– l’ONU, ma anche la Croce Rossa , il WWF (il cui
presidente è Filippo Di Edimburgo).
Fu una creazione massonica il cosiddetto gruppo Bilderberg, e
lo fu anche la cosiddetta commissione Trilaterale. Per capire
il problema che potenzialmente può crearsi, in virtù
di questa fratellanza tra esponenti di spicco di ogni parte del
mondo, si cita spesso l’episodio del Britannia, del 1992;
in quell’anno, sul Piroscafo Britannia, della Corona inglese,
si riunirono alcuni vertici della finanza e della politica mondiale,
tra cui Draghi e Prodi e si decise che sarebbero state privatizzate
alcune aziende italiane. Passarono in mani straniere dopo questa
riunione la Buitoni, la Invernizzi, Locatelli, Ferrarelle, ecc...
Inoltre in quell’occasione, stando a quello che riportano
alcuni, pare – il condizionale è d’obbligo
– che si decidesse l’affossamento della lira che avvenne
negli anni seguenti, ove la nostra moneta conobbe una svalutazione
senza precedenti (il fine era quello di far acquistare le nostre
aziende ad acquirenti stranieri per un prezzo irrisorio).
Si spiega probabilmente così – in virtù del
legame massonico mondiale - la presenza della Banca d’Inghilterra
(i cui vertici sono nominati dalla Corona Inglese) nella BCE con
il 17 per cento delle quote (nonostante non sia un paese dell’area
Euro); e si spiega così perché molte banche italiane
hanno effettuato investimenti ingenti in azioni di Chase Manhattan
Bank, Barclayrd, Morgan Stanley, ecc., tutte legate direttamente
o indirettamente alla Corona Inglese per mezzo di un complicato
gioco di scatole cinesi, creando dei conflitti di interessi spaventosi.
La massoneria ha diverse sfaccettature. Esistono migliaia e migliaia
di logge e decine di istituzioni massoniche o paramassoniche (organizzate
cioè come la massoneria, senza potersi chiamare ufficialmente
con questo nome). Tra le logge bbiamo il Grande Oriente, la più
diffusa a livello mondiale. Poi abbiamo i Rosacroce, i Cavalieri
di Malta, i Templari, l’Opus Dei e chissà quante
altre ancora sconosciute: tutte queste istituzioni sono caratterizzate
dal segreto per quanto riguarda il loro funzionamento interno
e dal fatto di trasformarsi, spesso, in veri e propri comitati
di affari anche illeciti.
Queste istituzioni sono diverse tra di loro, e talvolta sono in
conflitto. Ma molto spesso collaborano e cooperano. Basti dire
che Gelli apparteneva contemporaneamente alla P2, che tecnicamente
era una loggia del Grande Oriente, ma per
sua stessa ammissione era iscritto anche
ai Cavalieri Di Malta e ai Templari.
Le logge massoniche coperte. In teoria la massoneria è
un istituzione in cui si entra per fare un percorso iniziatico
di conoscenza e approfondimento dei temi principali dell’esistenza.
Questo è senz’altro vero per alcuni o molti dei suoi
iscritti e per numerose logge. In teoria poi la lista degli iscritti
dovrebbe essere pubblica, essendo vietate dal nostro ordinamento
le associazioni segrete. Ma in realtà esiste il fenomeno
delle logge massoniche coperte, o segrete, dove si iscrivono uomini
politici, banchieri, imprenditori, pubblici funzionari che non
vogliono rivelare la loro appartenenza alla massoneria. E c'è
pure il fatto che a queste logge si affiliano e siedono con gli
altri già accennati confratello anche boss mafiosi come
gli Inzerillo, i Bontate, i Riina, i Bagarella, i Lo Piccolo,
i Mandalari (il commercialista di Riina): gente che certamente
non entrano in questa istituzione per una sete di conoscenza e
di approfondimento della ricerca interiore.
La ragione dell’esistenza delle logge coperte la spiega
il Gran Maestro Di Bernardo: “Sono sempre esistite. La loro
funzione era quella di salvaguardare persone di particolare importanza
dalle richieste e pressioni indebite di tutti gli altri confratelli”.
Ma nel tempo, con la loro caratteristica di segretezza, le logge
massoniche coperte sono divenute il collante tra criminalità
organizzata, politica, finanza e imprenditoria (non a caso i più
grandi scandali finanziari italiani hanno visto come protagonisti
dei massoni). L'espansione delle mafie al nord.
Le logge massoniche coperte sono uno dei motivi, dell’espansione
della criminalità organizzata mafiosa nelle regioni del
centro e del nord. Un esempio chiarirà meglio la questione.
Se un capo camorra deve costruire un grosso immobile al nord,
qualora sia affiliato alla massoneria, chiederà aiuto ai
“fratelli” del nord. Che, per il solo motivo di avere
davanti un fratello, lo aiuteranno in questa impresa. Se deve
riciclare denaro sporco, sono le collusioni con un banchiere massone
che consentiranno questo riciclaggio e così il legame massonico
è la spiegazione dell’espansione della mafia negli
stati dell’Unione Europea: considerando che la massoneria
è una fratellanza “mondiale” non sarà
difficile per un mafioso aderente alla massoneria trovare appoggi
in Russia, in America, a San Marino o alle Cayman. Così
come non è difficile, per massoni appartenenti alle varie
mafie, entrare in collegamento tra loro e stringere patti di alleanza:
di qui nascono i patti di alleanza tra mafia, ‘ndrangheta
e camorra ed anche dsi quelli tra le 'nostre' mafie e quelle di
altri mondi economici emergenti o con i 'cartelli' dei principali
produttori di stupefacenti. Ecco quindi il motivo per cui quando
un magistrato inizia ad indagare sulle cosiddette logge massoniche
coperte viene regolarmente silurato.
Il giuramento massonico. Ora, qui, sta il nodo centrale del problema
massoneria: tra gli iscritti alla massoneria esiste un giuramento
di fedeltà che li porta ad aiutarsi l’un l’altro.
Questo è il nodo cruciale del problema massonico: è
possibile che un pubblico ufficiale o un funzionario statale siano
servitori dello stato ma, contemporaneamente, prestino fedeltà
ad un’istituzione non statale?
Il tema, ovviamente, è tutto da approfondire, perché
ovviamente i più alti esponenti della massoneria negano
che il loro giuramento di fedeltà prevalga sulle leggi
dello stato ma, francamente, quando in una loggia coperta operano
mafiosi, tutori dell'ordine, esponenti dei servizi segreti, imprenditori
e politici, giornalisti ed esponenti della gerarchia militare,
come ad esempio nella loggia coperta "Iside Due" di
Trapani o nella "Osiride Due" di Palermo... c’è
perlomeno da dubitare di queste affermazioni di lealtà
allo stato, allom 'stato di diritto'.
Occorre inoltre tenere presente una cosa che pochi sanno: al suo
interno la massoneria ha i propri tribunali organizzati in tre
gradi proprio come avviene nell’ordinamento giudiziario
italiano. La massoneria si configura quindi come un vero stato
nello stato. Potremmo dire uno stato al di sopra dello stato o
perlomeno, per usare le parole della 32a Commissione parlamentare
antimafia, “le logge coperte […] sono in grado di
determinare gravi interferenze nell’esercizio delle pubbliche
funzioni”.
Ecco il motivo dell’allarme che suscita la possibilità
che un presidente del Consiglio possa appartenere ad una loggia
coperta di San Marino o comunque avere interessi ad essa legati.
Ecco la potenziale bomba che potrebbe ancora scoppiare se l’inchiesta
di De Magistris, nei suoi contenuti, fosse portata alla luce.
Ecco perché si
preferisce dirottare il clamore mediatico
sul problema del suo “presenzialismo” in TV, per stornare
l’opinione pubblica da un problema immenso, che coinvolge
invece il problema dei rapporti tra politica e criminalità
organizzata, tra democrazia e dittatura..
C’è
poi un dato importante che non bisogna
trascurare: i servizi segreti sono quasi sempre stati diretti
da appartenenti alla massoneria, con tutte le conseguenze del
caso. E’ documentalmente accertato che furono diretti per
quasi 30 anni da appartenenti alla massoneria, oggi non si sa
poiché mancano elenchi di iscritti recenti. Ma non a caso
è coinvolto nell’inchiesta di De Magistris l'odierno
capo della sezione calabrese del Sismi, oltre a vari politici.
Per qualche decennio i servizi segreti non rispondevano al Governo,
ma a Gelli. Ed è probabilmente per questo – per la
presenza dei servizi segreti deviati - che in tutti i fatti giudiziari
più gravi di questi ultimi anni, quando erano presenti
i servizi segreti, i testimoni sono morti in modo misterioso e
sempre con le stesse tecniche (suicidi in ginocchio; incidenti
stradali; infarti improvvisi). Diciamo “probabilmente”
perché il dubbio è sempre un obbligo, quando si
tenta di ricostruire un sistema di potere senza avere prove documentali
certe (cosa peraltro più che possibile quando chi deve
indagare è legato a quel gruppo di potere e per non tradire
il giuramento fatto non indaga). Tuttavia è un fatto che
nei principali episodi stragisti dell’Italia di questi ultimi
decenni (solo per far qualche esempio: Italicus, Ustica, Moby
Prince, Piazza Fontana; Strage di Bologna; strage di Capaci e
strage di Via D’Amelio; attentato
di Firenze ai Georgofili) i servizi segreti deviati erano sempre
coinvolti in vario modo; e i testimoni sono sempre morti nello
stesso identico modo: con una tecnica che oltre ad essere sempre
uguale, è indizio dell’intervento di persone che
adottano tecniche sofisticate (ecco il significato dell’espressione
“menti raffinatissime” usata da Falcone riguardo all'attentato
dell’Addàura). Ciò indica che c’è
forse un unico filo conduttore tra tutte queste stragi e che lo
si troverebbe nelle logge massoniche deviate.
In
conclusione.
In conclusione le logge massoniche coperte sono il collante che
lega tra di loro criminalità, finanza e politica. Il giuramento
massonico e i vari legami che in queste sedi si creano sono la
spiegazione dell’espansione della criminalità organizzata
in tutti i campi della vita sociale e politica.
Ai vertici della finanza, della politica, dell’imprenditoria,
ci sono molto spesso persone legate, direttamente o indirettamente
alla massoneria. I servizi segreti deviati sono stati, da sempre,
il braccio armato della massoneria deviata... ed ancora oggi su
queste logge è quasi impossibile indagare perché
in genere chi tocca questi fili muore (se giornalista) o viene
delegittimato (se magistrato).
Per questo motivo è importante seguire da vicino, per tutti
noi che ci occupiamo di questo sistema massonico, le vicende di
Cordova, Falcone, Borsellino, De Magistris, Woodcock, Forleo,
Ingroia: essi, consapevolmente o inconsapevolmente, hanno toccato
i vertici del potere, hanno toccato quel filo sottile - che lega
politica e criminalità - nel salottino buono e segreto
della borghesia, nel salottino dove risiede la spiegazione della
maggior parte delle stragi e dei disastri che affliggono il nostro
paese da decenni, della sua immobilità politica e della
sua corruzione.
Approfondimenti.
Gli interrogativi suscitati dal fenomeno sono molti e andrebbero
approfonditi ben oltre questo spazio. Segnaliamo quindi solo alcune
domande come spunti di riflessione.
In che rapporto sono le logge coperte con quelle ufficiali?
Le logge ufficiali dichiarano spesso l’illegittimità
e la criminalità delle logge coperte. Ma al di là
delle posizioni ufficiali, i singoli iscritti alle logge in che
rapporti sono tra loro?
I tribunali massonici valgono anche per le logge coperte, oppure
solo per quelle ufficiali?
In altre parole: le logge coperte in che misura partecipano alle
atività e sono collegate con le logge ufficiali?
Dall’essere iscritti in massoneria derivano spesso le proprie
fortune e i propri legami; come si comporta allora un funzionario
dello stato quando si troverà a dover scegliere tra far
prevalere il giuramento di fedeltà allo stato e quello
alla massoneria?
Come si comporterà quando si troverà a dover scegliere
tra il violare la legge, o perdere d’un colpo la fortuna
che gli è arrivata attraverso i canali massonici?
Il giuramento massonico è compatibile con il giuramento
che un servitore dello stato fa, nei confronti dello stato stesso?
In che misura l’appartenenza alla massoneria di alte cariche
dello stato, è in grado di interferire nelle corrette relazioni
tra stati?
Questo tema vede in rete un vivace dibattito tra i 'teorici del
complotto' - che come noi vedono la massoneria come un’organizzazione
sovranazionale che decide spesso le sorti dell’umanità
- e coloro che addirittura negano l’esistenza di collusioni
tra gli alti vertici delle istituzioni. Queste collusioni possono
però essere intraviste. Riportiamo a questo scopo le parole
di Di Bernardo, Gran Maestro degli Illuminati: “Le concordanze
ci sono sempre, al vertice. A un certo livello ci sono sempre
state, segretamente. Quando si parla di questo filo segreto si
parla di un dialogo sottile, profondo, che esiste tra persone
di qualità. Sono queste convergenze a evitare – in
caso di crisi o conflitti – i danni maggiori, le situazioni
irreparabili E’ chiaro che, alla base della piramide, troviamo
il prete e il massone che si comportano come Don Camillo e Peppone.
Ma i vertici, poiché sono vertici illuminati, si toccano
sempre. Questo vale per tutto. E io ritengo che siano non solo
fortunati, ma beati, coloro che – sia pure per un singolo
istante della loro vita - possono vedere queste connessioni ideali
tra i vertici”.
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