MEDITERRANEO
Il
mare che fu crogiòlo della civiltà agitato da venti di guerra
Che
fine ha fatto
il 'Mare Nostrum'?
Percorrere
le sue coste apprezzandone vita e cultura,
scambiando opinioni, oggi non è quasi più possibile.
RABAT.
Nessuno può dire al momento - e questa è la cosa più
grave - se e quando cesserà l'onda anomala provocata dai nazisti
texani con la 'guerra del golfo' del '91 e la costante presenza da allora
delle truppe Usa nei luoghi sacri all'Islam. Quello che da qui possiamo
affermare è che ora anche nei paesi più tradizionalmente
aperti al rapporto con altre culture e al turismo, come il Marocco e l'Egitto,
un occidentale si sente sempre meno al sicuro.
Inizialmente questo accadeva solo agli americani. I petrolieri nazisti
texani eredi del Ku Kux Clan, tramite il loro primo Bush alla Casa Bianca,
avevano lanciato gli apocalittici raids missilistici americani su Bagdad
del '91 (trasmessi a colori in diretta mondiale dall'americana CNN) ed
il povero popolo americano ne ha pagato le conseguenze fino al crollo
delle Twin Towers.
Con il secondo Bush le cose sono peggiorate e, dalla nuova tragica guerra
contro l'Iraq iniziata nel 2003 e mai più terminata, non solo gli
americani ma ogni occidentale deve stare sul chi vive. Causa di questo
salto qualitativo, praticamente un salto nell'abisso, è il fatto
che stavolta i nazisti texani pilotando il loro secondo Bush sono riusciti
con le bugie (armi di sterminio poi risultate inesistenti) a trascinare
nella nuova guerra contro l'Iraq un gruppo di paesi tra cui in prima fila
(grazie a Bleir, Aznar e Berlusconi) l'Inghilterra, la Spagna e l'Italia.
Da allora, dal 2003, in patria o fuori, tutti i cittadini dei paesi coinvolti
nel secondo attacco all'Iraq sono diventati psicologicamente ostaggio
e fisicamente bersaglio di atti di ritorsione. Italiani e inglesi e spagnoli
ne hanno pagato in prima fila le conseguenze come vittime di attentati:
i militari italiani in Iraq, i lavoratori pendolari sui treni di Spagna
ed Inghilterra.
Anche i poveri ora hanno la parabola tv sui tetti delle baracche. Tra
di essi, la maggior parte dei musulmani dall'Indonesia al Magreb non riesce
a digerire l'ingiustizia dell'occidente ed in particolare di Israele e
dei suoi alleati nei confronti del popolo palestinese: la ruvidità
della politica americana pilotata dai nazisti texani, che con la scusa
di aiutare Israele in realtà lo spinge e trascina ad un nuovo olocausto,
ha fatto il resto.
Lo scontro tra civiltà, la lotta tra il bene e il male (dove ognuno
afferma di essere il bene e attribuisce il male all'altro) sono finzioni
utili a coprire materialissimi e inconfessabili interessi. La storia di
tutte le nazioni è piena di atti di che - pur vissuti come eroici
- non sarebbero oggi approvati dalla Convenzione di Ginevra: dal trascinamento
del cadavere di Ettore attorno alle mua di Troia fino al ratto delle sabine,
dal sacrificio di Pietro Micca che coinvolse nell'esplosione gli stranieri
invasori fino all'attentato di via Rasella contro i tedeschi oppressori,
dai gulag stalinisti ai campi di sterminio nazisti, dalle bombe atomiche
sul Giappone alle torture di Abu Graib e Guantanamo.
Cosa fare allora per la pace? L'area mediterranea è caratterizzata
dalla storica presenza delle tre religioni monoteistiche e la corsa al
fondamentalismo da parte di tutte e tre porta a fare del mediterraneo
l'epicentro di uno scontro epocale. Bisogna quindi subito creare una conferenza
stabile ed autorevole tra tutti i paesi costieri - nessuno escluso - per
favorirne i rapporti politici e umani, gli scambi economici e culturali,
la solidarietà: se si vuole davvero giustizia e pace è necessario
che tutti se ne sentano ugualmente partecipi e protagonisti.
E' necessario e possibile agire in direzione della pace solo disinnescando
le ingiustizie economiche e politiche che indignano e infiammano l'animo
dei poveri e, in questa fase, in particolare dei popoli fedeli all'Islam.
Si sappia che non ci può essere pace senza giustizia e, se si vuole
la pace, si deve portare Israele a rispettare le risoluzioni Onu (che
non rispetta da oltre quarant'anni) e restituire terra, libertà
e dignità al popolo palestinese.
La pace è pace solo se si fa pace con i nemici. Bisogna dare buon
esempio di democrazia rispettando l'esito elettorale (quale esso sia)
delle elezioni di ogni paese (non come è stato fatto in Algeria
dopo la vittoria del Fis o in Palestina dopo la vittoria di Hamas, scatenando
in entrambi i casi la guerriglia come unico mezzo restante a chi viene
disconosciuto). Più
in generale, è subito necessario instaurare trattative di pace
con tutte le parti belligeranti (limitando l'uso delle armi per sola autodifesa),
favorire il sollecito ritiro di tutte le truppe occidentali dalle nazioni
islamiche, riformare l'Onu dando vero potere sulle cose del mondo alla
sua Assemblea ed al suo Segretario Generale.
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