MONDO
La
vittoria di Barak Obama fa sperare in un'era di pace e solidarietà,
ma i danni di guerra e quelli della finanza creativa sono difficili da
pagare
NIENTE PACE SENZA GIUSTIZIA
quello
economico è in fondo l'unico vero problema
per il neopresidente
Chicago.
Poichè non ci può essere pace senza giustizia,
è ora compito del nuovo presidente Usa chiudere i fronti di guerra
e le prigioni speciali dei nazisti texani, lasciare aperto solo Guantanamo
per chiuderci i criminali di guerra americani come i Bush padre e figlio
e i loro aiutanti e mandanti ed i veri responsabili della crisi economica,
poi chiedere scusa al mondo, pagare i danni di guerra alle nazioni coinvolte
con false motivazioni, pagare i danni economici causati al mondo dalla
speculazione finanziaria americana e, infine, lasciare finalmente liberi
i popoli di pensarla come vogliono, rispettare sempre le loro scelte elettorali,
aiutare - non solo quando fa comodo agli Usa - le Nazioni Unite a far
rispettare le proprie risoluzioni e i programmi umanitari destinati a
risolvere i veri problemi del mondo.
Quale altro programma può avere, se vuole veramente la pace, il
presidente Usa più amato dai tempi di Kennedy? Come potrà
rispettare altrimenti le promesse che lo hanno portato alla Casa Bianca?
Non solo gli americani che lo hanno votato, ma i cittadini del mondo tutto
attendono che mantenga le promesse. Se vorrà essere coerente, avrà
una sola vera difficoltà: la penuria di soldi nella sua disponibilità.
Per questo i poveri di tutto il mondo si aspettano giustamente che egli
metta subito in cella - a Guantanamo - anche i reponsabili americani della
truffa finanziaria globale, assieme ai criminali di guerra che -
con false accuse e pretesti -
hanno provocato la rovina del mondo portando la distruzione e la morte.
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'Nostra
Patria è il Mondo intero', cantavano i primi grandi disobbedienti
NO GLOBAL
oppure NEW GLOBAL?
Di sicuro, no a questa globalizzazione
PARIGI.
Non ci si può opporre ‘tout court’ alla globalizzazione:
sarebbe come opporsi all’uso del fuoco o del telefonino o al fatto
che la Terra giri attorno al Sole. La tragedia è che è solo l’economia
a guidare il destino del mondo e quindi, se si vuole 'umanizzare' la globalizzazione,
è necessario prima 'umanizzare' l’economia con mezzi drastici per giungere
alla vera concorrenza tra uguali: il momento di imporre all’economia internazionale valori e regole che siano
giuste per tutti non è più rimandabile e a questo deve pensare l'Unione Europea con le Nazioni Unite,
non solo il WTO ed i vari G8 sempre più isolati e blindati.
I Paesi che a salvaguardia del clima hanno firmato e rispettato il Trattato
di Kyoto devono poter chiudere la porta alle merci di quei Paesi che quel
trattato non lo hanno firmato nè lo rispettano.
I Paesi contrari alla guerra devono poter negare l’ingresso
alle merci di quei Paesi che fanno guerra in barba alle Nazioni Unite.
Non ci può essere leale concorrenza con chi, bombardando, esporta la propria
limitata visione del mondo e si appropria del petrolio altrui a prezzi
imposti con la forza delle armi mentre il prezzo del greggio sale per
tutti a causa di quella guerra. Non
è concorrenza sleale esportare merci prodotte a basso costo grazie al
mancato rispetto delle sorti del Mondo?
Stesse misure drastiche - spiacevolmente protezionistiche - vanno prese
nei confronti delle merci di quei paesi che non rispettano i diritti umani
e accelerare, invece, l'apertura alle merci di quei paesi che danno garanzie
e prove positive in questo senso.
Allo stesso modo, tirando o allentando i cordoni in difesa dei diritti
umani, dovranno operare il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, messe
finalmente sotto l'effettivo controllo non solo dei banchieri
ma delle 'nuove' Nazioni Unite.
Nazioni Unite che vanno - appunto - immediatamente riformate: eliminare
il 'diritto di veto' attualmente riservato alle 'grandi potenze', trovare
un nuovo e giusto equilibrio nel Consiglio di Sicurezza vincolando il
baricentro effettivo del Consiglio alle decisioni dell'Assemblea Generale,
dare impulso alla 'diplomazia dei popoli' dando posto e visibilità
nell'Assemblea Generale alle Ong del volontariato solidale già
ampiamente riconosciute sul piano consultivo.
Solo così si potrà finalmente mettere una 'briglia etica'
all'economia mondiale, indirizzare e umanizzare una globalizzazione altrimenti
catastroficamente sfrenata.
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