PONTEDERA
Oltre
cento le piante di canapa sequestrate
Sorprendente sentenza:
deluse tutte le parti in causa
Sei
mesi con la condizionale ai coniugi che,
secondo il maresciallo Cascello dei CC di Peccioli,
‘coltivavano marijuana nell’orto a fini di spaccio'
Si
è chiusa in primo grado a Pontedera, con una condanna a sei mesi
con la condizionale per entrambi, la vexata questio portata avanti dai
CC di Peccioli (‘coltivazione a fini di spaccio’) nei confronti
dei coniugi M.P. e C.A. nel cui orto - sul finire del 2001 - i CC sequestrarono
centonove piante di canapa (che subito la signora dichiarò
aver seminato, all’insaputa del marito, ‘per farne
uso terapeutico senza più portare soldi alla mafia’,
ndr). Questo processo - che tra continui rinvii si è protratto
per due anni fino all’attuale sentenza - per il suo carattere insolito
ha destato interesse sui media con posizioni soprattutto innocentiste.
La sentenza ha deluso per la sua mitezza il versante colpevolista (la
pena per la coltivazione prevista dal Codice Penale va da un minimo di
due ad un massimo di sei anni, ndr), ma ha anche deluso il versante
innocentista che per i due coniugi - entrambi da anni impegnati in campo
antiproibizionista - aspettava una piena assoluzione.
Delusione anche per la coppia quindi, la quale a vario titolo chiedeva
una motivata assoluzione dato il diseguale sviluppo delle piante sequestrate,
la cui ingenua semina e successiva crescita spontanea in effetti non avevano
le caratteristiche di una seria coltivazione a fini di lucro.
Poca soddisfazione anche per il comandante Cascello dei CC di Peccioli
che, malgrado le smentite di testimoni e periti, si è caparbiamente
adoperato per una più pesante condanna: su di lui pendono per eccesso
di zelo e abuso di potere vari appelli e ricorsi dei due coniugi alla
Procura, alla Prefettura, persino alla Presidenza della Repubblica.
La coppia ha sempre mostrato di considerare ingiusta l’accusa di
‘coltivazione a fini di spaccio’ mossale dai CC, così
come oggi considera ingiusta e infamante la pur lieve condanna: "Quale
condanna può essere giusta - dicono - se non ci fu spaccio,
neppure fini di spaccio?".
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'Viva
Maria!'
(tribal
karma, gennaio 2009)
Vogliamo
coltivare la Maria
e la vogliam fumare in libertà,
senza timore per la polizia
e senza più la mafia finanziar!
Scendiamo
tutti in piazza qui a fumar!
Tutti senza vergogna qui a fumar!
Senza
timore per la polizia
e senza più la mafia finaziar!
Senza
timore per la polizia
e senza più la mafia finanziar!
Testo
del canto corale 'Viva Maria!', dei 'TRIBAL
KARMA', scelta e lanciata da 'Legalize!' in appoggio
alla
campagna per la "legalizzazione del mercato delle sostanze psicoattive',
che da marzo a settembre 2009
coinvolgerà con "più lieti eventi"
culturali "la poca o molta gente ancora onesta" di
tutte le città italiane.
Legalizzare, secondo 'Legalize!', riporta i consumatori alla
legalità e salva tutta la società dai proventi del
narcotraffico: "Sottrarremo milioni di giovani alla vita paracriminale
e tanta benzina alla mafia!".
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-I due si sono documentatamente difesi sulla
stampa e in tribunale grazie all’avvocato Antonelli del Foro di
Pisa e alla continua presenza di ‘Legalize!’, il
‘coordinamento in difesa dei diritti dei consumatori di sostanze
psicoattive’ che raccoglie decine di associazioni nazionali
e locali e che - oltre difendere le persone in casi gravi e particolari
- si batte per la ‘legalizzazione’ e cioè
per ‘la fine del mercato criminale delle sostanze psicoattive
attraverso la loro legalizzazione sotto controllo medico'. Questa
soluzione porrebbe fine alle morti per overdose ed al contagio di Aids
ed epatite, all'arricchimento delle mafie, alla corruzione del pubblico
potere.
Processo insolito quindi, con una sorprendente sentenza.
Oltre al comandante Cascello dei CC di Peccioli e al suo subordinato maresciallo
Tuvèri, al processo hanno testimoniato i periti dell’accusa
e della difesa riguardo alle caratteristiche delle piante stesse ed i
medici curanti della signora, che hanno confermato l’uso terapeutico
della canapa da parte della loro paziente. Per entrambi gli imputati,
inoltre, non si sono trovate prove di spaccio e le perizie hanno poi smontato
anche il teorema della coltivazione a questo fine. Lo stesso Pubblico
Ministero si
è mostrato sorpreso dalla sentenza: nella
sua requisitoria aveva chiesto la completa assoluzione per marito ed il
minimo della pena per la moglie (visto il carattere non a fini di lucro
della semina).
Secondo 'Legalize!', l’assenza di prove di spaccio era
determinante: sempre più chiaramente negli anni, in assenza di
prove di spaccio la Cassazione ritiene non
perseguibile la detenzione di sostanze psicoattive. "Dato il
fine, appurato in sede processuale, di 'farne uso personale senza portare
soldi alla mafia', sarebbe stato giusto equiparare la 'semina' alla già
depenalizzata ‘detenzione per uso personale’ e quindi
assolvere i due imputati ", affermano quelli di 'Legalize!'.
I due coniugi
non demordono, faranno certamente appello e, dicono,
"A Firenze si vedrà chi ha ragione!".
Tutti in attesa,
dunque, del processo d'appello a Firenze: riferiremo da lì.
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