poemetto satìrio pisano
LA FORZA DER
DESTINO
Quando ’r Mazi, ancora jovanetto,
’ndav’ a Mmilano - in treno a ggràtisse…
o ’n macchina a ppassaggi - (pe’ vvedè’ Ettore Sòtsas
e lla Pivàno) ne’ su’ primìssimi avventurosi
viaggi de’ primi anni sessanta, nziem’ a Enzino 'r Mècca
e ar Mauro Di Prete (perché a Ppisa “ssur Domo
oggi ’un zi ’ànta… e io vì, rragazzi, m’ annòio
un casìno!”), la ser’ a lletto… (da ssolo s’ una branda
’n casa della Mara Lazzarìno, donna ’ncredibile… e lùstra
com’ un àstro, ch’ ar Ticinès’ ospitàva
spesso Pino) …leggev’ i fogli che Ffernanda,
la Pivàno, gni dava ’n còpia da qquelli
scritti a mmano… da llei tradòtti da’ groriòsi
Poèti Ameriàni della ‘Uest Còst’, che dda vveri profeti… apertamente predicèvano
’r dizastro. Fu bbon’ ezèmpio… e cci penzò ir Destino, a ffa'’ncazzà ddavvero 'r
Mazi (e a ddàgni forza e ggusto) pe ccantà e scrìve… e ppe mmòvesi bene, come ddiceva ’r parlato… di Dario Fo, che gni fu amìo e mmaestro.
A Mmilano, vesta ’anzone
scritta da Ddario, come
ssi vede anco ne’ rapporti della Dìgo (ch’
àva sostituito ll’ OVRA di Ben’ Ito Mussolini) la ‘antàva
un dottore pazzo… e ccanterino: ---------------------------------------------------------------------------------------- “…tale Iannàcci Enzo, noto ubriacone,
amico di Fo Dario e Masi Pino.” ---------------------------------------------------------------------------------------- Vesta
’anzone, nner
pròlago parlato (tanto
bello che ‘r Mazi ll’ àva sùbito ’mparato), diceva
bizognava movesi come… ---------------------------------------------------------------------------------------- ”…tutti coloro che pur essendo protagonisti di fatti importantissimi,
determinanti la vita e l'evoluzione della nostra società, neanche se ne accorgono”. ---------------------------------------------------------------------------------------- E ddifatti… vello e gni ci vòll’ a ffàllo
move, ir Destino… lo fece succède a ssu’ ’nzaputa
! Bisogna
’nfatti ssapè (risurta
dall'Archivi dell’ Affari Riservati ora riscoperti e rrestaurati) che ttra
lle ose che r Masi ava fatto - a fin
di bene - prima
di sposassi e ndà ’n campagna, ce n'
erano due o ttre cche (anco
se llì pe llì ssembravan bischerate) erano
serie davvero. La prima era… che ccome Ppresidente della
su associazione, Novarmonìa, era voluto ’ndà - pe ssette domènie di seguito
- a fassi arrestà, dalla su’ sempr’ amata polizzia, collo spinello ’n mano in
Prefettura, pe pprotèst ’ontro la legge
der menga (la famosa ‘Vassàllo-Iervolìno’) ch’ a qquer tempo trattava
da ccriminali - e sicchè ffaceva vive
nner casìno - ve’ ragazzi ’e ffumavan
zolo canne, nvece di sfassi ’r fegato
co’ ponci… e mmorì nnell’ ospedali! àva dètto, quella vorta,
r Masi a jornali (e, a Pisa, alla televizione
loàle, la seguitissima ‘50 Canale’): ---------------------------------------------------------------------------------------- “Ma vvi sembra
justo e pproprio velli e nn' anno più bbisogno,tipo velli e bbùano, ________________________________________________________________ Po' s'incazzava e urlava: ________________________________________________________________ "Vi sembra justo ’e quelli ’e nvece di bè vvogliano
fumà ccanne, ---------------------------------------------------------------------------------------- La seonda bischerat’ e ffece
r Mazi - ’nutile seondo me… tanto ja ssi sapeva - fu qquella, in un’ antr’
occazione, di fà ’na domanda… troppo
retòria a ‘Kìddy Dovère’: ---------------------------------------------------------------------------------------- (dal verbale dell’ Udienza Preliminare del processo al Masi
del 2000) “ - Ma un ci saranno
mia artri motivi, o mi’ ber Pisano, ---------------------------------------------------------------------------------------- Gne lo volle dì, e ppe’ ggiunta… gne lo dìsse
rridacchiando! ’R dottor Pisano, ir ‘sor Niòla’, provò d’ azzardo una battuta
sola, che ’r Mazi pres’ ar volo
di rimàndo: ---------------------------------------------------------------------------------------- (dal verbale dell’ Udienza…, idem c. s.) “ - Sentite!
Ir Maz’ à ritiràto fòri la grinta ’e aveva nner Sessantotto! - Certo! E stìa
siùro che lla uzerò ffintanto ’e cce ne sarrà ddi bizogno!” --------------------------------------------------------------------------------------- Era sincero e allegro di
natura, ir Mazi (pe’ qquesto, anche, superava
la paura). La terza, seondo me lla più ggrave
delle bischerate ’e ffece r Mazi… a ffin di bene, fu ll’ attacco diretto alla
massoneria nella ‘anzone der ’91, che nner ’95 mize ’n una
cassett’ atoprodott’ e atojestita - ’ntitolata appunto “massoneria”
- che ddiffondeva ’n giro
tra ll’ amici. Tanto bellina che ppiaqqu’
a ttutti: a Ppisa la ’antàvano ’ bimbetti! Ma ppesìssima… (’ntollerabile pe’ qqualunque
frammassòne ’e lla sentì) nell’ accuze der testo: ecco ll’ inizzio, Ve lo
metto vì. Voi lo leggete… e ’mmajinate
ir resto! ---------------------------------------------------------------------------------------- “Massonerìa! / E’
llì cche pportan tutt’ i fili! Coperta sia! / Ma
pper nascondere i più vvili! Straji a gogò! / E’
llì cche ssiedon tutti quanti! Padroni e bboss! / Politici
e mmandanti! Come si fa, / con
questa jente da bbuttare? Li poi affoga’, / ma
rrischi d’ inquinare ’r mare! Bene ti sta, / se
ll’ ài voluti sopportare! Li voi cambia’? / Allora
mandali a ccagare! Ci unisce ja / un
grande movimento forte! Projetta ja, / premendo
fisso sulle porte! Non mollerà, / puntando
tutto sulla sorte! Trionferà / la
nostra vita sulla morte! Nuov’armonìa! / Adesso
sì cche sson’ allegro! Quant’energia! / Se
ccanto vengon tutti dietro! Vita vi sìa! / E un
Mondo Nuovo in zana pianta! Coraggio, via! / La
strada non è ccosì ttanta!…” --------------------------------------------------------------------------------------- Lùcid’ e bbello ’r testo, quanto lla su’ mùsia modàle
davvero primordiale: ll’ Inno der Movimento Niù-Grobàle! Ma ssapendo bene - sortanto ora - cos’ è cch’ è stata la massoneria… ---------------------------------------------------------------------------------------- (da “àmnestiNternèscional
- relazione annuale sui Diritti umani”- 1995) “…specie nell’ osservanz’ ameriana
e ’ngrèse, periolòs’ e ppiena di pretese, tant’ odiosa e ppotente che
’n Italia fu mmèssa forilegge - solo ufficiarmente - pe’ ccarmà i deputati,
paranoici, e ttanti cittadini, certamente eròici, definiti stupidi curiòsi…” ---------------------------------------------------------------------------------------- …certamente, vesta che io dìo la terza
bischerata (se ppenz’ ar Mazi e alla
su’ famìglia) fu ddi cert’ un atto d’
eroìsmo… ma ffu qquella ’e gni costò
ppiù ssofferenza. Noi di soffrire ne facciamo
senza, qui nner 3000… ma ssol perché, allora ner
2000, fùrano ’n tanti - spesso soffrendo - a oppòssi ar novo fascismo. 2. LEGALIZZA' ---------------------------------------------------------------------------------------- (da
‘Segnali di fumo’- Centro Nuovarmonìa di Pisa - Camp. Referendum 1993) “…’Un è mmeglio
legalizzà ttutt’ e rispettà i probremi e i diritti della Jente? ---------------------------------------------------------------------------------------- Io da ssolo ’osa posso fà, penzava r Masi, a pparte famm' arrestà ccome
Ppannella, pe’ pprotesta, contro la legge Vassallo-Jervolino
’e ppròvoa danno più ddella droga? E ssicchè… nell’ interviste su jornali (quando ce la facev’ a ffàssele
fa’), ’nzennò nnell’ opùscoli
e nne’ volantini della su’ associazzione, o nelli spettacoli tra ’na
’anzone e ll’ antra, attaccò ffìsso a predià
: ---------------------------------------------------------------------------------------- “…Buttatevi n
terra donne, lasciamosi portà vvia senza violenza! ---------------------------------------------------------------------------------------- Fu llì cche lla Iolanda
Azi-Gliani (una su’ amia dar ’68 e
dder partito radiale ora, che nner ’90 ir Mazi àva
rivìsta alle riunioni nazzionali der Còra, Cordinamento Radiàle Antiprobizzionìsta) lo fece dì alla radio di
Pannella: alla Seonda Domenia che
r Mazi fèce la su’ ‘dizobbedienza civile’, artra Jente che nnon era
vile… ’ndò a fumà ccanne sotto
le Prefetture. Alla Settima, eran ventisette le città
’taliane dove lla Jente si facev’ arrestà, come ffaceva Pino: un solo spino, mezzora ’n Questura pe’
verbali… e andavi via ! La ’osa ebbe successo anco
mediàtiamente: ll’ istituzzioni èran’ alle
strette… ne parlavano tutti ’ontinuamente! Ma ppo’ Pannella frenò e
nnon ci stètte: restò stiacciato - tra ll’Ulivo e r Pollo
- guazi ’sfissiàto da’ vapori der botro ntorn’
a Mmonte Citòrio e mmargrado la vittoria
ar Referèndo, in Parlamento (detto ‘Parlatòrio’), ir su’ silenzio - sur tema
- fu ttremendo! Nessuno parlò ppiù dd’ un’
artra legge… …da mmètte ar posto della
legge der menga. ---------------------------------------------------------------------------------------- “...D’
artra parte, sia ner Pollo ’e nell’ Ulivo, c’ è cchi ll’ appoggerebbe ---------------------------------------------------------------------------------------- - diceva Pino, ar telefono,
dar Bàrre Vettovàglie - ---------------------------------------------------------------------------------------- “…una spece di
’onzenz’ orizzontale che sconvòrga davvero finarmente…” ---------------------------------------------------------------------------------------- (dìano le rejistrazioni
della Dìgo… oggi prezenti decrittate,
’n fotoòpia, anco alle scole e nnelle
bibbriotèche o, anco, poggiate sopra
’r frìgo di cchi ddi ’òpie vole avè
lla pròpria e ssull’ informazzione ’un
zente seghe) ---------------------------------------------------------------------------------------- “…entrambi
lli schieramenti che sappiamo èsse ddu’ schieramenti politici apparentement’
antagonisti ma ppratiament’ entrambi filameriani, sicchè pportati (se
nnon ziamo noi a mmòvesi!) a ssottovalutà e ’gnorà lla portata della legge
- necessaria e ppacìfia - da nnoi proposta! Tu che ne penzi?” ---------------------------------------------------------------------------------------- Parlava cor tìlèfano a un
su’ amìo, ’n amìo fidato, che ssu qquer filo ma ddall’
artro lato… …senza sapè ddi èsse ccontrollato, approvava - sempre più ggazàto
- la proposta… sicchè ddiceva pe’ ttutta
risposta: ---------------------------------------------------------------------------------------- “Sì, Ppino!
Io son d’accordo e, nfatti, solo ’osì (cioè sbroccando lo stallo
della polìtia) si pole riaprì ppe’ ttutti - e non zolo pe’ ‘poveri drogati’
- le porte, ancora ’iùse, dell’ Umana Solidarietà e della Vera Demograzzia
!” ---------------------------------------------------------------------------------------- Passò nnemmen’ un mmese… e qquer Màrtire, uno studioso
di letteratura, fu arrestato: avèva tre ppiantine sur
terràzzo! Se ffumàvi e stavi zzitto
’un ti facevano nulla (così ccontinuavi a pportà
ssordi ar mercato nero!), se ’nvece ti provàvi sol’
a pparlà di llotta ar mercato nero… o mmettevi le piante sur
terrazzo pe un portà ssordi alla mafia, ti veniva sùbito la pul’
a ccas’ e tt’ arrestava! Ir còrmo! 3. DIZOBBEDIENZA Naqque ’osì - stavorta ’ndipendente da Ppannella - un movimento pacìfio e ccivile: ir Mazi sempre si raccomandava… “disobbedienz’ allegra e
nnon violenta!”. La Jente bella, attenta, apriva ll’ occhi, protestava la Vassàllo/Iervolìno! Quella era la legge… ma
dder menga, voluta dall' amèria e ttenè ’r Mondo sempre
ner casìno… ---------------------------------------------------------------------------------------- “Chi ll’ à nner
culo, stretto ce lo tenga! ---------------------------------------------------------------------------------------- …fatta approvà dda Ggrassi
e dda ’Ndreòtti anco ’n Italia… da bbravi servi dell’ ameriani! (Po’ li licenziàrano tra
’ primi, dall’ oggi all’ indomani credendo mèglio Bellusconi
e Ffini… e a qquesti i primi due
gni fècero da bbàlia). Pannella, ’r vecchio capo radiàle, anco se r Masi ’non sceglieva
tra ’ partiti… era ’vidente ch’ un ze l’
aveva a mmale: lo nvitò a Rroma all' Otèl
Ergìfe e ddavanti a radiàli riuniti llo conzolò ddell’ abbandono… co’ ’omprimènti davant’
ar su ’ongresso. Disse: - “Ir Mazi è ppe’
ddavvero un omobòno!” Rispose ’r Mazi: - “Ccà
nisciùn’ è ffèsso!” E aggiunze, piano: - “Dàtti da ffà Mmarchino,
’nzennò… lo sài, io vo avanti lo stesso!”. Quest’ urtime restàran misteriose, come pparole, ma ssolo ’n quer momento. Du’ anni dopo si spiegàran
da ssole: quando, alla luce delle
’ose, fùran capìte da ttutto ’r
movimento! Ner frattempo… Grassi e
Andre’ Otti furano scoperti (tangenti, mafia e ttutt’
i su’ troiài!) sicchè pprima si trovàrano
un po’ ’ncerti… e ddopo si trovàrano ne’
guai. Grassi scappò ccon Cìccio
’n Tunisia e ddopo quarche ttempo ci morì. Ll' artro, Andrè Otti, èbb’
un processo ch’ ’un finiva mai: era accusato (brutta sorpresa: da’ su’
mafiosi, dalla su’ polizzia!) per avè ’n fin de’ ’onti
governato… (la ’osa ’un fù nnotizia
perchè cchiunque ll’ avèva sospettato) …ll’ Italia cinquant’anni
daccordo ’olla mafia e ccolla Cia. Si difese. E ffece capì bbene, speci’ ar momento della
su’ ’ondanna, che i su’ padroni l’ avèveno
tradito. Dopo cinquant’ anni a mmièl’
e ppanna, gn’ àvan dato davvero ir
benzervito: lli stessi ’e llui prima sbaciucchiàva… ora gni ’ndavano ’n culo
’olla fava! Po’ disse - justamente -
che lla Storia (ma quella finta di mill’
anni fà) ll’ avrebb’ assort’ o ssennò
ddoveva ’ondannà… tutti pe’ lle stesse rajoni! In questo, poverino, ’un
era ’n torto… e qquesto ripetètte ’n finch’
è mmorto! ---------------------------------------------------------------------------------------- (F.Kossiga,“Il sassolino nella scarpa”, poesie –Roma, ed.
Dèdalo,2002- pag.9) Persin’un
Ministro dell’ Interno (der primo o dder seòndo Bellusconi), seduto
bene… sur sèggio di Governo, fece un’ uscìta ’olle stesse rajòni: -
“Non sarà bbello, ma... lla mafia c’è... e ccolla mafia ci si deve vive!” Chiedo: - “E’ ppe’ qquesto che dd’ amicizzie mafiose, Eccellenza’, ---------------------------------------------------------------------------------------- Nessuno dette noia più a
’Ndrè Otti ’r caro ‘Andy’ (gobba a ccammello e gghigna
da vvampiro) si prese… tanta bella penzione! O cche vvòi fa? Passò ’r rresto della vita
’n fin’ a mmorto… - artri trent’ anni! - …in parte a ppasseggià ssull’
Appia Antìa tra ll’ aqquedòtti, (e in parte a ddì stronzate
alle televizioni senza mai levàssi da’ coglioni) ma lla sera, poveraccio, tutto storto… tornav’ a ccasa distrutto
da’ malanni… e ppassava la nott’ a vvomità. Pe lle su’ corpe? Chissà! Se ssì… si vede che ’r Signore, ’nvece d’ aspettà ddi vedello
morì pe’ ccondannàll’ ar fòo
dell’ inferno, dalla voglia ch’ aveva (ir Padreterno), lo ’ondannò ssubito lipperlì trent’ ann’ ar purgatorio (tutti su qquesta terra, tutti da ppassà qqui) pe ddagni - ’nfine - la possibilità, ripenzand’ a ssè stesso, di vomità tutta lla notte (’ome ccor tìfo!) - cor un atto di pe’ ssè
lliberatorio - e ddi ssentissi uno schifo… (da ttutti
abbandonato sopra ’r cesso) …e ’nfine - se vvoleva -
pentìssi. Dopo, sortanto dopo, ir Signore ll’ avrebbe perdonato!
A Ppisa
e nner Mondo però, ’ntanto, ll’ anni
passavano e lla legge der menga no: era rimasta! E ssortanto
n’ Italia (chissà
nner Mondo!), più ddi mille ragazzi ll’
anno morivan d’ overdoze, artri mille prendèndo ll'
àizz e lle patite olle siringhe sudice, artri, milioni, rischiavan
la galera pe’ ttrovàssi ’na ’anna da fumà. La minestr’ ’un era più
mmangiabile! ’R Mazi allora… rimìse ’n moto ’r su’ chiorbone
formidabile (pe’ ccombinann’ un' antra
delle sue). Telefanò… disposto a ttutto…
all’ amìa Iolanda Radiàle: voleva fà qquarcosa… ma ddi grosso! La su amìa ’un zapeva cosa
fàre, e… nne parlò a Ppannella. Ppannella dette rajon’ ar
Mazi nelle su’ juste pretèse e anzi, anco per ’un èsse…
dd’ un tratto sorpassato, dètte ll’ ezèmpio: si fece
subito arrestà nella su’ Rroma, dand’ a ggràtise ’r fumo
alla Jente, vicin’ a Porta Portese. Era un zegnale forte!
Era la vorta bona! Vando, du ore dopo, lo lasciònno (perchè era Deputato ’n
Parlamento), Marco Pannella parlò ’n
televisione e disse d' avè fatto ‘cosa justa’: ---------------------------------------------------------------------------------------- “…sarebbe
megli’ avèllo fatto ’n cento, in tutt' Italia, o anco in più persone,
senza violenza… e ssenza smètte ’n fino a ottenè lla legalizzazione! Dizobbedienza! Sarà lla nostra frusta!” ---------------------------------------------------------------------------------------- Bravo Pannella! 4. ALLA RISCOSSA E bbravo Marco! Era ’r segnale… ch’ aspettava
r Masi. E pper di più, proprio pe’ dìlla tutta… gn' àva fatto piacè ssentì
cche ora, anco Pannella …e lla Rita Bernardini e
tutti ’ radiàli alla su’ radio, o all’ interviste pe’ ttelevizione… la ’iamàvano ormai nner
modo jiusto: ‘Legalizzazione’ (’ome llui la ’iamava da
trent' anni e… èran tanti) ’nvece di… “liberalizza-azione”, ’ome ddicevan prima, che
ffaceva più ppaura all' ignoranti. Sicchè partì - tutto gasato
- pe’ Ggenova, dov' un mese prim’ àva ’onosciùto… de’ Marrocchìni… che vvendevano ’r fumo ’n
Via der Campo (senza doumènti e ssenza
scampo) e ’ndò a ttrovalli. Gni disse serio cosa voleva
fa… e lli ’onvinze che sse vveniva la Legalizzazione… …potevan vènde ’r fum’ a
vvolontà… senza rischià lle manette
pe’ vvia della legge der mènga (e lle revorverate della
mafia, pe’ vvia der momopòlio). Vesti Marrocchìni… sparìran’ ar massimo dieci
menùti… e ppoi, a ssorpresa, gni ’onsegnonn’ una busta
verde ’on dentro… cinque ’ili di marrocchino, non tanto bono… ma gguasi
regalato! A qquesto punto, dopo la
spesa, bisognava subito - ’r fumo
- portàll’ a Ppisa… perchè r piano era d’ organizzà un “radùno nazionale ’ontro
la legge der menga” (e nnon solo pe’ ffàssi
arrestà ddistribuendo, com’ àva fatto - jorni avanti
- Marco a Rroma). Ir Mazi era tremendo: prima doveva dà, a’ vènti più ddeterminat’
e ppiù ffidati tra quelli venut’ a Ppisa
apposta per ’r raduno, una panètta di fum’ a ttesta (pe’ ffà la stessa ’osa
- la Domènia dopo - ’n una ventìna di città! Ir Maz’ era fatto di ’osì, alla grande o nnulla: ’ndàva dritt’ allo scopo
fin da qquando rollava… (di quattro settimane!) …e ffumava ’annoni nella
’ulla! 5. LE CIAMBELLE Era un ber piano! Fosse stat’ ancora viva
mamma Rita - e ll' avesse saputo - guardand’ ’oll’ occhi ’ntòrno (come pparlass’ ad artri) e ppo’ di scatt’ arzàndoli
ar celo avrebbe detto seria, senza perde lla pazzienza: “ - Mio figlio Pino… una
ne fa… e ccento ne pensa!” Voleva - senza dà ggiudìzzii
- solo dire, restando distaccata ’olla
voce p’ ’un fàssi ’nfruenzà dda sentimenti, che ’n fondo ir su’ ber Pino… era, pari pari, ’ome ’r
nonno fine scurtòre… - ir gràn’ bàbbo di lei
pieno d’ amore - capopòpolo, scrittore, grand’ oratòre… …un mago, un vero portènto! ---------------------------------------------------------------------------------------- (da “Ir Mago di Montevago”, di P. Masi - ed. Vallerìni,
Pisa, 1991 - pag. 6) “…e ’n effetti, fu
ddavver’un ‘mago’: fin da ppiccìno allievo della Natura antìa a Montevàgo
- in quelli spàzzi aperti - e ppo’, a vvent’anni, allievo della Curtùra
amìa (questo però a Ppartànna, dove spozò lla bellissima Caterìna Jilibèrti
y Mendolìa e ttènne ’n collo la figliola Rita). A ttrenta, poi - a Ccastèrvetràno, l’ antìa Càst(rum) Vet(e)rano(rum) dell’ antìi romani (l’ accampamento nella
fertile terra ’oncèssa a’ veteràni) - fu un Solòne, rionosciùto, tutta
la vita: lì dirèse - dall’un’all’artro
sèolo - lotte di ’ontadini e ddi braccianti, fondò ggiornali, fece… cose
’mportanti. Ma ssoprattutto fu ssincèro ’olla Jente (poveri e rricchi, docènti
e anarfabeti, dar Tìzio Ignòto
ar grande Pietro Nenni, da Ccàio Nessuno ar famoso - bandito - Sarvatore
Juliano!). ’N segreto ’onfessava ttutti quanti, disgraziati, signori,
furfanti, povera jente e, qquarche vvorta, perfino preti. Dite era un mago? A mme
ssembrav’ un Santo, un vero guaritore della mente!” ---------------------------------------------------------------------------------------- Poi - fosse stata viva - questa vorta guardandolo
nnell’ occhi, avrebb’ aggiunto… “- Fa quel che vvuoi, mio
Pino… ma vvai piàno, Pino mio,
vai piàno!” e ll’ avrebb’ abbracciato. Ir Mazi si sarebb’ emozzionato… e llei: “ Mi raccomando. Attento alle ciambelle!” Le ciambelle? “ Quando le pensi sono perfette,
nell’ immaginazzione: sempre rotonde, soffici,
odorose… sempre belle! Ma quando friggi, se non stai attento… non è come comprarle in
un negozio, sempre perfette perché selezionate, quando ci entri in un giorno
di ozio… e svuoteresti tutte le portate! Si posson rovinare… e vvenirti
schifose: spesso deformi… o troppo fritte e scure, qualche vvolta bruciate, nere, secche e dure… oppure poco cotte e appiccicose, oppure non scolate e troppo
oliose… o senza buco! Perciò fa’ come vuoi… Pino mio, però vai piano!” E aveva ben rajone, la su’
mamma! Non è mmìa com’ ar bàrre… che tte vvedi e pprendi
e mmangi e ppaghi: quando sei te, a ffàlle,
le ciambelle, non ti scordà… cche ’un vèngan sempre ’or
bùo, nemmen’ a’ maghi! Difatti ar Masi, ch' àv' appena pubbriàto
’n’ antra assètta ’olle su’ anzoni (e ’na ’òpia l’ àva portat’
’on zè pe’ ssentilla ’n macchina), disgraziatamente… venn’ a mmente - vist’ ’e ’ndav’ a Ggènova
- di ’ndà anc’ a trovà un
su’ amìo jenovese (un’ artro artista) e ffàggnela sentì llì sur
momento! Sicchè, guando s' era fermato dopo
Spèzzia a ffa’ bbenzina, telefonò ar su’ amìo da
’na gabìna e gni disse che sse llui
voleva, ci passàva mezzora, prima di tornà a Ppisa verso
cena. ’R su amio, tutto ’ontènto, gni disse vieni… e llì ffu lla frittata! Anco se ’r Masi levàva ’r
fum’ alle stiacciate, di certo… vella di telefonà
ar su amio (e di ndallo po’ a trovà
cor fumo dietro!) ’un fu ddi cert’ una bella
penzata, bizogna dìllo! ’R su amio, non zolo artista… ma anco vecchio fumator’
’ome llui, àva r tilèfano sotto ’ontrollo e gguando r Masi, dop' avè
ffatto ’r su jiro, lo ndò a ttrovà (e ddop’ un’ ora bona d’
allegria, gni lasciò lla ’assetta
pe’ rregalo… e vvènne via) velli ’n borghèze della
Finanza lo ’spettònn’ all’ imbocco
dell’ atostràda, lo chiappònno cor fumo ’n
macchina… e llo portònno (no ’r fumo,
ir Mazi) a Mmarassi, dritto ’n galera! ’R fumo se lo tènnero loro… (Pe’ rrivèndelo o ffumàllo?
Lo sai te?) …e mmeno male ’un era granchè! ’R pezzetto… piccino, nvece, che gn’ era rimasto der
suo (che ttenèva sempre ’on
zè pe’ ffàssi le canne) riuscì a ssarvàssi rimpiattato
e era bono: ne bastava poìno, sicchè ddurò… i jorn’ e nnotti dell’ izolamento! Sull’ arresto der Mazi… un ci potètteno fa nnulla
nemmeno ir su amio De Andrè… nè Ppaolo Villaggio, figuriamosi
poi Jino Paoli ’nnamorato: stava lì dda ttre seòli
murato, vicino Chiavari, a gguardà lla foto viareggina, un po sbiadita, d’ una gran fia… (la Sandrèlli) ’e ll’ aveva lasciato! Ma ’un divaghiamo penzando
alla fìa, rendiamoci ’onto - ’nvece - che mmill’ anni fà ’un c’
era punta libertà… e a que tempi le Jente eren
soggette a ttutt'i ’ontrolli, anco ’lettronici. Perfine vando caavan da
ssole… o eran’ ar barre ’oll’ amici
a bbe’! Vesto crima chiamente pissichiàtrio (da GgrandeFratelloPatolòjio) - offerto dar RejimeTeleCràtio
- era solo lo sfondo (scenogràfio) fisso, della telenovela sado-masoìsta
votidiana… làiv-no-stop, cioè ddar
vivo, sulla pelle de poveri… …e ritrasmessa subito a’
poveri a ppagamento… tra lle solite birre mperlate
dar sudore delle tope sudate della pubbricità. Una diretta della verità
più ’ncoffessàbile: la devozzione ar $òrdo,
ar dòllaro, ar dio denàro! Ir risultato era… che cchi pportava ’r fumo
a ggiro pe’ ssè o ppe’ ll’ artri… ’ndava spesso ’n galera, di siùro… s' un faceva parte organizzata
di chi ddi regola dava le mazzette. No ccome ora che, grazi' ar Masi e alla groriosa
Repùbbria Pisana (e ’n partiolare a qque’
ragazzi ’e ssi firmavan’ ‘Odissea senza Spazio’), ’r Mond’ è ccambiato… e qquesti son riordi ’e
vvengano d’ un' Era che ffu ssì ggroriosa… ma ssolamente pe’ nnecessità! Di pe’ ssè… ffu ’n’ Era ingiust’ e ddisperata. Basti sapè (pe’ capissi) che ’r proverbio… più ffamos’ a Ppis’ a qque’
tempi tra lla Jente (ma ’un vi mettet’ a ppiange) era ’osì: ---------------------------------------------------------------------------------------- “La vit’ è ccom’ una scala di pollaio: ---------------------------------------------------------------------------------------- A Ppisa lo sapevan tutti
a mmente fin da piccini (vesto proverbio) e ssotto la legge der menga - purtroppo - erano ’n tanti a sperà cche
lla scala der pollaio, cioè lla vita, sempre piena
di merda, fosse davvero anco còrta’òrta pe’ ffàlla finìt’ alla svèrta. Pe’ ggrazzia di Ddio però
la Jente riusciv’ a ddivertìssi colle barzellette! Non zolo quelle su’ ’Arabinieri che cce n’ era tarmente tante che, ’nvidiòsa, la Polizzìa ne
fèce subito fa’ un libro tutto su ddi sé: verso ’r 2003 (mentre ll’ Italia passava,
margrado promesse, la peggio grisi econòmia) cominciàran’ a vvenì ffòri
vèlle, bellìssime, sur ‘ber’ Luscòni. Da allora la Jente vòlle
sentì ssortanto quelle! C’ era quella… no, un momento, la più bbrev’
e ffurminante… …senza volèllo la mìz’ a
ggiro la moglie stèssa der Berlùska, la bellìssim’ attrice Verònia
Làrio. ---------------------------------------------------------------------------------------- (da“Non ridete...o Ssìrvio z’affènde!”, su ‘Il Vernacolière’,
Livorno, Nov.2003) ’Nn un’ ntervista uscendo da tteatro gni domàndan’ alla moglie
der Lùska: - “Scuzi Signora, Lei che è lla Su’ Moglie… come llo vede ir su’ Marito? - “Io? Lo vedo... solo ’n televiziòne! ---------------------------------------------------------------------------------------- E llì ggiù ttutti
a rrìde… perché penzavano che sse
llo vedeva solo ’n televizione, si spera poerìna justamente
ch'avrà ttrovàto quarcuno… da ggustà ddar vivo. Ma qquella più ssignifiatìva, su Ssirvio ‘Banana’, era una barzellett’ ambientat’
a Ppisa: ---------------------------------------------------------------------------------------- (da “Non ridète… o Ssìrvio z’affende!”,
idem c.s.) “...Sentìte! …Quella vòrta
Sìrvio, ir ‘ber’ Luscòni, er’ a Ppisa… e ir Mazi, com’ ar solito,
era ’n Ppiazza delle Vettovaglie ’n mèzz’ ar su’ Pòpolo colla’itàrr’ ar
piede... e uno gni chiede di ’antà Bbandiera Rossa! Pino tira sù lla ’itàrra per accompagnàssi e… ’un àv’ anco ’ncominciàt’
a ccantà cche spunta Ssìrvio Banana dall’ ombra sotto ll’ archi, da ddove
curioso guardava da’n po’ zzitto zzitto, e ssubito ‘nterviène allo scopèrto: - No, bandiera rossa no! Come
ccanzone è ttroppo datàta, non mi garba. Rivoluzione… suvvìa… mi si ’onzenta,
eliminatela dar vostro repertòrio! La Jente rimane sorpresa e tutti
guardano ’r Mazi come ss’ aspettàssero da llui la dejiziòne. Ir Mazi… restò pper un attimìno sospeso (la
dejiziòne ll’ àva dijà ppresa ma ppenzav’ a ccome ggioàssela) e ppoi: - Potrebbe avè rajone Lei,
ma cci conzenta armeno di sarvà lla mùsia! Fa pparte der Patrimonio Tradizionale
della nostra Curtùra Nazionale! …Ci
possiamo cambià lle parole… se vvòle. Ir ‘ber’ Luscòni a qquer punto si rilassa tutto ’ontènto penzando
d’ avè vvinto la partita com’ a ppallone (ma ancor’ ’un conosceva ’r Mazi,
questo va ddetto!) e, ’n zegno d’ approvazzione, offre ’r solito sorrizètto
finto e ffà ppe’ vvortàssi e andà vvia colla su’ scorta di galantòmini...
(senza nemmeno fà ir su’ solito saluto fascista, si vede gn’anno dètto
d’ ’un fàllo a Ppisa ’n zennò llo prendon’come mminimo a ccurrègge)… ma
' r Mazi lo bròcca: - Mi scùzi ancora… se vvole,
gne la faccio sentì ssubito come ppotrebbe èsse… ci ò ggià ppenzato! Banàna resta broccàto nner finto sorrizètto e ora vorrebe scanzà - "Avanti o Sìrvio!
Fài le vallije! Jornate grije… jornate grije… E ppo’ ’ontìnua... sempre sull’ aria di Bandiera Rossa... e lla
Jente - "Jornàte grije non
vogliamo più! Jornate grije non vogliamo più! E llì ttutti si vortano verso ’r Mazi pè ssapè ccome ffinì lla
strofa... - "...perciò ffài le
vallìje e nnon tornare più! --------------------------------------------------------------------------------------- Sìrvio Banana si vortò, un disse nulla e sse n'andò ccor su codazzo. Di certo la 'antata ’un gni
garbò! Speriamo 'e ssia garbàt’
armeno a Vvoi.
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