LA.LEGGEDER.MENGA

poemetto  satìrio  pisano

SOGGETTO GIUSEPPE RANIERI & PIERO PALLINI IMPAGINAZIONE

 *

REPUBBLICA PISANA - A.D. 3003 - ANNALES PISANORUM

 

CANTO III

 

LA FORZA DER DESTINO

 


E' in questo canto che il Poeta libera destrieri destinati a percorrere
la dimensione sociale per secoli. Certo addolora oggi ricordare che talune
leggi e procedure violavano la stessa concezione del Diritto, ma con
il Fondamento della Justa Lex subito dopo il 2000 ed il conio nel 2016
- in occasione del gemellaggio culturale tra Pisa ed Al Hoceima - del pratico
DUM (il Denàro Unico Mediterraneo che, con l’ estinzione del dollaro,
poi divenne l’attuale DUM - Denaro Unico Mondiale - e rese inutili
e barriere doganali sconfiggendo ogni residua discriminazione),
il Mondo potè, e non solo nella forma, finalmente vivere la Repubblica
e la Democrazia, insieme all'Impero di Sé e alla Fede in Dio, che tanto
furono utili a colmare il bisogno di Armonìa.  Non ci poteva essere Pace,
senza vera Giustizia… e senza Pace non potevano esserci Serenità e
Benèssere, nè
tantomeno l’ attuale imperitura Allegrèzza.

 

 1.  A FFIN DI BENE

 

Quando ’r Mazi, ancora jovanetto, ’ndav’ a Mmilano

- in treno a ggràtisse… o ’n macchina a ppassaggi -

(pe’ vvedè’ Ettore Sòtsas e lla Pivàno)

ne’ su’ primìssimi avventurosi viaggi de’ primi anni sessanta,

nziem’ a Enzino 'r Mècca e ar Mauro Di Prete

(perché a Ppisa “ssur Domo oggi ’un zi ’ànta…

e io vì, rragazzi, m’ annòio un casìno!”),

la ser’ a lletto…

(da ssolo s’ una branda ’n casa della Mara Lazzarìno,

donna ’ncredibile… e lùstra com’ un àstro,

ch’ ar Ticinès’ ospitàva spesso Pino)

…leggev’ i fogli che Ffernanda, la Pivàno,

gni dava ’n còpia da qquelli scritti a mmano…

da llei tradòtti da’ groriòsi Poèti Ameriàni della ‘Uest Còst’,

che dda vveri profeti…

‘nvece di mangià mmerd’ e rrestà cchèti come si fa

apertamente predicèvano ’r dizastro.

Fu bbon’ ezèmpio… 

e cci penzò ir Destino, ar punto justo,

a ffa'’ncazzà ddavvero 'r Mazi

(e a ddàgni forza e ggusto)

pe ccantà e scrìve…

e ppe mmòvesi bene,

come ddiceva ’r parlato… d’ una anzone su ‘pprete Liprando’,

di Dario Fo,

che gni fu amìo e mmaestro.

 

A Mmilano, vesta ’anzone scritta da Ddario,

come ssi vede anco ne’ rapporti della Dìgo

(ch’ àva sostituito ll’ OVRA di Ben’ Ito Mussolini)

la ‘antàva un dottore pazzo…

e ccanterino:

----------------------------------------------------------------------------------------

“…tale Iannàcci Enzo, noto ubriacone, amico di Fo Dario e Masi Pino.”

----------------------------------------------------------------------------------------

Vesta ’anzone,

nner pròlago parlato

(tanto bello che ‘r Mazi ll’ àva sùbito ’mparato),

diceva bizognava movesi come…

----------------------------------------------------------------------------------------

”…tutti coloro che pur essendo protagonisti di fatti importantissimi, determinanti la vita e l'evoluzione della nostra società,  neanche se ne accorgono”.

----------------------------------------------------------------------------------------

E ddifatti…

vello e gni ci vòll’ a ffàllo move,

ir Destino…

lo fece succède a ssu’ ’nzaputa !

Bisogna ’nfatti ssapè

(risurta dall'Archivi dell’ Affari Riservati ora riscoperti e rrestaurati)

che ttra lle ose che r Masi ava fatto

- a fin di bene -

prima di sposassi e ndà ’n campagna,

ce n' erano due o ttre cche

(anco se llì pe llì ssembravan bischerate)

erano serie davvero.

La prima era…

che ccome Ppresidente della su associazione,

Novarmonìa,

era voluto ’ndà

- pe ssette domènie di seguito -

a fassi arrestà,

dalla su’ sempr’ amata polizzia,

collo spinello ’n mano in Prefettura,

pe pprotèst ’ontro la legge der menga

(la famosa ‘Vassàllo-Iervolìno’)

ch’ a qquer tempo trattava da ccriminali

- e sicchè ffaceva vive nner casìno -

ve’ ragazzi ’e ffumavan zolo canne,

nvece di sfassi ’r fegato co’ ponci… e mmorì nnell’ ospedali!

àva dètto, quella vorta, r Masi a jornali

(e, a Pisa, alla televizione loàle,

la seguitissima ‘50 Canale’):

----------------------------------------------------------------------------------------

“Ma vvi sembra justo e pproprio velli e nn' anno più bbisogno,tipo velli e bbùano,
ortre a èsse poveri e ppe' gginta anco tossiodipendenti… pe vvia di vest’ odiosa
legge der menga sulle droghe debbano anche sentissi criminali, così cche dde
su’ probrèmi - tra lla paura e la vergogna - un nne possino parlà nnemmeno alle
su’ mamme ?"

________________________________________________________________

Po' s'incazzava e urlava:

________________________________________________________________

"Vi sembra justo ’e quelli ’e nvece di bè vvogliano fumà ccanne,
devano fa na vita da ddilinguenti anco se lle anne fanno meno male
der ponce a vvela che bbevan tutti a Llivorno o ddelle sigarette che ffanno
venì ’r cancro? O pperchè lli trattate ’osì?  Pe’ ssentìvvi più bbravi?
Ma pperchè ajite di 'osì? Un zon figliòli Vostri anco loro ?”

----------------------------------------------------------------------------------------

La seonda bischerat’ e ffece r Mazi

- ’nutile seondo me…

tanto ja ssi sapeva -

fu qquella, in un’ antr’ occazione,

di fà ’na domanda… troppo retòria a ‘Kìddy Dovère’:

----------------------------------------------------------------------------------------

(dal verbale dell’ Udienza Preliminare del processo al Masi del 2000)

“ - Ma un ci saranno mia artri motivi, o mi’ ber Pisano,
pe’ nnon legalizzà ir mercato delle droghe? 
Un sarà mmia perché in tanti ci fanno i quarìni?
”.

----------------------------------------------------------------------------------------

Gne lo volle dì,

e ppe’ ggiunta… gne lo dìsse rridacchiando!

’R dottor Pisano,

ir ‘sor Niòla’,

provò d’ azzardo una battuta sola,

che ’r Mazi pres’ ar volo di rimàndo:

----------------------------------------------------------------------------------------

(dal verbale dell’ Udienza…, idem c. s.)

“ - Sentite! Ir Maz’ à ritiràto fòri la grinta ’e aveva nner Sessantotto!

- Certo! E stìa siùro che lla uzerò ffintanto ’e cce ne sarrà ddi bizogno!”

---------------------------------------------------------------------------------------

Era sincero e allegro di natura, ir Mazi

(pe’ qquesto, anche, superava la paura).

La terza,

seondo me lla più ggrave delle bischerate ’e ffece r Mazi… a ffin di bene,

fu ll’ attacco diretto alla massoneria nella ‘anzone der ’91,

che nner ’95 mize ’n una cassett’ atoprodott’ e atojestita

- ’ntitolata appunto “massoneria” -

che ddiffondeva ’n giro tra ll’ amici.

Tanto bellina che ppiaqqu’ a ttutti: a Ppisa la ’antàvano ’ bimbetti!

Ma ppesìssima…

(’ntollerabile pe’ qqualunque frammassòne ’e lla sentì)

nell’ accuze der testo:

ecco ll’ inizzio, Ve lo metto vì.

Voi lo leggete… e ’mmajinate ir resto!

----------------------------------------------------------------------------------------

“Massonerìa!  /  E’ llì cche pportan tutt’ i fili!

Coperta sia!  /   Ma pper nascondere i più vvili!

Straji a gogò!  /   E’ llì cche ssiedon tutti quanti!

Padroni e bboss!  /   Politici e mmandanti!

Come si fa,  /  con questa jente da bbuttare?

Li poi affoga’,  /  ma rrischi d’ inquinare ’r mare!

Bene ti sta,  /  se ll’ ài voluti sopportare!

Li voi cambia’?  /  Allora mandali a ccagare!

Ci unisce ja  /  un grande movimento forte!

Projetta ja,  /  premendo fisso sulle porte!

Non mollerà,  /  puntando tutto sulla sorte!

Trionferà  /  la nostra vita sulla morte!

Nuov’armonìa!  /   Adesso sì cche sson’ allegro!

Quant’energia!  /  Se ccanto vengon tutti dietro!

Vita vi sìa!  /  E un Mondo Nuovo in zana pianta!

Coraggio, via!  /  La strada non è ccosì ttanta!…”

---------------------------------------------------------------------------------------

Lùcid’ e bbello ’r testo,

quanto lla su’ mùsia modàle davvero primordiale:

ll’ Inno der Movimento Niù-Grobàle!

Ma ssapendo bene

- sortanto ora -

cos’ è cch’ è stata la massoneria…

----------------------------------------------------------------------------------------

(da “àmnestiNternèscional - relazione annuale sui Diritti umani”- 1995)

“…specie nell’ osservanz’ ameriana e ’ngrèse, periolòs’ e ppiena di pretese, tant’ odiosa e ppotente che ’n Italia fu mmèssa forilegge - solo ufficiarmente - pe’ ccarmà i deputati, paranoici, e ttanti cittadini, certamente eròici, definiti stupidi curiòsi…”

----------------------------------------------------------------------------------------

…certamente,

vesta che io dìo la terza bischerata

(se ppenz’ ar Mazi e alla su’ famìglia)

fu ddi cert’ un atto d’ eroìsmo…

ma ffu qquella ’e gni costò ppiù ssofferenza.

Noi di soffrire ne facciamo senza,

qui nner 3000…

ma ssol perché, allora ner 2000, fùrano ’n tanti

- spesso soffrendo -

a oppòssi ar novo fascismo.

 

 

 

2.  LEGALIZZA'

 

----------------------------------------------------------------------------------------

            (da ‘Segnali di fumo’- Centro Nuovarmonìa di Pisa - Camp. Referendum 1993)

“…’Un è mmeglio legalizzà ttutt’ e rispettà i probremi e i diritti della Jente?
Un è ppiù ggiusto curàssi di chi sta mmale e ccapìllo nvece di fagni fà na vita di merda?
O ccome ffat’ a ssopportà qquesta straje d’ innocenti lì ddavant’ all’ occhi,
come sse nnon ci fosse ?

----------------------------------------------------------------------------------------

Io da ssolo ’osa posso fà,

penzava r Masi,

a pparte famm' arrestà ccome Ppannella,

pe’ pprotesta,

contro la legge Vassallo-Jervolino ’e ppròvoa danno più ddella droga?

E ssicchè…

nell’ interviste su jornali

(quando ce la facev’ a ffàssele fa’),

’nzennò nnell’ opùscoli e nne’ volantini della su’ associazzione,

o nelli spettacoli tra ’na ’anzone e ll’ antra,

attaccò ffìsso a predià :

----------------------------------------------------------------------------------------

…Buttatevi n terra donne, lasciamosi portà vvia senza violenza!
’Ndiamo mamme, venite!
Lottate nzieme a vostri figlioli 'ontro la attiveria der mondo!
Facciamola finita ’on questa legge der menga!

----------------------------------------------------------------------------------------

Fu llì cche lla Iolanda Azi-Gliani

(una su’ amia dar ’68 e dder partito radiale ora,

che nner ’90 ir Mazi àva rivìsta alle riunioni nazzionali der Còra,

Cordinamento Radiàle Antiprobizzionìsta)

lo fece dì alla radio di Pannella:

alla Seonda Domenia che r Mazi fèce la su’ ‘dizobbedienza civile’,

artra Jente che nnon era vile…

’ndò a fumà ccanne sotto le Prefetture.

Alla Settima,

eran ventisette le città ’taliane dove lla Jente si facev’ arrestà,

come ffaceva Pino:

un solo spino,

mezzora ’n Questura pe’ verbali…

e andavi via !

La ’osa ebbe successo anco mediàtiamente:

ll’ istituzzioni èran’ alle strette…

ne parlavano tutti ’ontinuamente!

Ma ppo’ Pannella frenò e nnon ci stètte:

restò stiacciato

- tra ll’Ulivo e r Pollo -

guazi ’sfissiàto

da’ vapori der botro ntorn’ a Mmonte Citòrio

e mmargrado la vittoria ar Referèndo,

in Parlamento

(detto ‘Parlatòrio’),

ir su’ silenzio - sur tema - fu ttremendo!

Nessuno parlò ppiù dd’ un’ artra legge…

…da mmètte ar posto della legge der menga.

----------------------------------------------------------------------------------------

“...D’ artra parte, sia ner Pollo ’e nell’ Ulivo, c’ è cchi ll’ appoggerebbe e cchi ggiammai, quindi… sol’ una legge d’ iniziativa popolare (cioè una grande raccorta di firme e ddi ’onzenzi) pòle scavarcà ll’attuale palude polìtia ’e pportà a Rroma la proposta di legalizzà ’mmediatamente ir mercato nero delle droghe…e ccosì, forse,  ppotè ttrovà ttra ttutti…”

----------------------------------------------------------------------------------------

- diceva Pino, ar telefono, dar Bàrre Vettovàglie -

----------------------------------------------------------------------------------------

“…una spece di ’onzenz’ orizzontale che sconvòrga davvero finarmente…

----------------------------------------------------------------------------------------

(dìano le rejistrazioni della Dìgo…

oggi prezenti decrittate, ’n fotoòpia,

anco alle scole e nnelle bibbriotèche

o, anco, poggiate sopra ’r frìgo

di cchi ddi ’òpie vole avè lla pròpria

e ssull’ informazzione ’un zente seghe)

----------------------------------------------------------------------------------------

“…entrambi lli schieramenti che sappiamo èsse ddu’ schieramenti politici apparentement’ antagonisti ma ppratiament’ entrambi filameriani, sicchè pportati (se nnon ziamo noi a mmòvesi!) a ssottovalutà e ’gnorà lla portata della legge - necessaria e ppacìfia - da nnoi proposta! Tu che ne penzi?

----------------------------------------------------------------------------------------

Parlava cor tìlèfano a un su’ amìo, ’n amìo fidato,

che ssu qquer filo ma ddall’ artro lato…

…senza sapè ddi èsse ccontrollato,

approvava - sempre più ggazàto - la proposta…

sicchè ddiceva pe’ ttutta risposta:

----------------------------------------------------------------------------------------

Sì, Ppino!  Io son d’accordo e, nfatti, solo ’osì (cioè sbroccando lo stallo della polìtia) si pole riaprì ppe’ ttutti - e non zolo pe’ ‘poveri drogati’ - le porte, ancora ’iùse, dell’ Umana Solidarietà e della Vera Demograzzia !”

----------------------------------------------------------------------------------------

Passò nnemmen’ un mmese…

e qquer Màrtire, uno studioso di letteratura, fu arrestato:

avèva tre ppiantine sur terràzzo!

Se ffumàvi e stavi zzitto ’un ti facevano nulla

(così ccontinuavi a pportà ssordi ar mercato nero!),

se ’nvece ti provàvi sol’ a pparlà di llotta ar mercato nero…

o mmettevi le piante sur terrazzo pe un portà ssordi alla mafia,

ti veniva sùbito la pul’ a ccas’ e tt’ arrestava!

Ir còrmo!

 

 

 

3.  DIZOBBEDIENZA

 

Naqque ’osì

-  stavorta ’ndipendente da Ppannella -

un movimento pacìfio e ccivile:

ir Mazi sempre si raccomandava…

“disobbedienz’ allegra e nnon violenta!”.

La Jente bella,

attenta,

apriva ll’ occhi,

protestava la Vassàllo/Iervolìno!

Quella era la legge… ma dder menga,

voluta dall' amèria pe’ rrubbà all’ artri ll’ òva ne’ panieri

e ttenè ’r Mondo sempre ner casìno…

----------------------------------------------------------------------------------------

“Chi ll’ à  nner culo, stretto ce lo tenga!
A cchi pprotesta gni si spinge
a ffondo!
State boni, non dateci penzieri!”

----------------------------------------------------------------------------------------

…fatta approvà dda Ggrassi e dda ’Ndreòtti anco ’n Italia…

da bbravi servi dell’ ameriani!

(Po’ li licenziàrano tra ’ primi,

dall’ oggi all’ indomani

credendo mèglio Bellusconi e Ffini…

e a qquesti i primi due gni fècero da bbàlia).

Pannella,

’r vecchio capo radiàle,

anco se r Masi ’non sceglieva tra ’ partiti…

era ’vidente ch’ un ze l’ aveva a mmale:

lo nvitò a Rroma all' Otèl Ergìfe

e ddavanti a radiàli riuniti

llo conzolò ddell’ abbandono…

co’ ’omprimènti davant’ ar su ’ongresso.

Disse: - “Ir Mazi è ppe’ ddavvero un omobòno!”

Rispose ’r Mazi: - “Ccà nisciùn’ è ffèsso!”

E aggiunze, piano:

- “Dàtti da ffà Mmarchino, ’nzennò…

lo sài,

io vo avanti lo stesso!”.

Quest’ urtime restàran misteriose,

come pparole,

ma ssolo ’n quer momento.

Du’ anni dopo si spiegàran da ssole:

quando, alla luce delle ’ose,

fùran capìte da ttutto ’r  movimento!

Ner frattempo… Grassi e Andre’ Otti furano scoperti

(tangenti, mafia e ttutt’ i su’ troiài!)

sicchè pprima si trovàrano un po’ ’ncerti…

e ddopo si trovàrano ne’ guai.

Grassi scappò ccon Cìccio ’n Tunisia e ddopo quarche ttempo ci morì.

Ll' artro, Andrè Otti, èbb’ un processo ch’ ’un finiva mai:

era accusato

(brutta sorpresa: da’ su’ mafiosi, dalla su’ polizzia!)

per avè ’n fin de’ ’onti governato…

(la ’osa ’un fù nnotizia perchè cchiunque ll’ avèva sospettato)

…ll’ Italia cinquant’anni daccordo ’olla mafia e ccolla Cia.

Si difese.

E ffece capì bbene,

speci’ ar momento della su’ ’ondanna,

che i su’ padroni l’ avèveno tradito.

Dopo cinquant’ anni a mmièl’ e ppanna,

gn’ àvan dato davvero ir benzervito:

lli stessi ’e llui prima sbaciucchiàva…

ora gni ’ndavano ’n culo ’olla fava!

Po’ disse - justamente - che lla Storia

(ma quella finta di mill’ anni fà)

ll’ avrebb’ assort’ o ssennò ddoveva ’ondannà…

tutti pe’ lle stesse rajoni!

In questo, poverino, ’un era ’n torto…

e qquesto ripetètte ’n finch’ è mmorto!

----------------------------------------------------------------------------------------

(F.Kossiga,“Il sassolino nella scarpa”, poesie –Roma, ed. Dèdalo,2002- pag.9)

Persin’un Ministro dell’ Interno (der primo o dder seòndo Bellusconi),

seduto bene… sur sèggio di Governo, fece un’ uscìta ’olle stesse rajòni:

- “Non sarà bbello, ma... lla mafia c’è... e ccolla mafia ci si deve vive!”

Chiedo:  - “E’ ppe’ qquesto che dd’ amicizzie mafiose,

Eccellenza’, le Su’ Segreterìe non sono prive?”

----------------------------------------------------------------------------------------

Nessuno dette noia più a ’Ndrè Otti e ccosì

’r caro ‘Andy’

(gobba a ccammello e gghigna da vvampiro)

si prese… tanta bella penzione!

O cche vvòi fa?

Passò ’r rresto della vita ’n fin’ a mmorto…

- artri trent’ anni! -

…in parte a ppasseggià ssull’ Appia Antìa tra ll’ aqquedòtti,

(e in parte a ddì stronzate alle televizioni senza mai levàssi da’ coglioni)

ma lla sera,

poveraccio,

tutto storto…

tornav’ a ccasa distrutto da’ malanni…

e ppassava la nott’ a vvomità.

Pe lle su’ corpe?

Chissà!

Se ssì…

si vede che ’r Signore,

’nvece d’ aspettà ddi vedello morì

pe’ ccondannàll’ ar fòo dell’ inferno,

dalla voglia ch’ aveva

(ir Padreterno),

lo ’ondannò ssubito lipperlì

trent’ ann’ ar purgatorio

(tutti su qquesta terra,

tutti da ppassà qqui)

pe ddagni

- ’nfine -

la possibilità,

ripenzand’ a ssè stesso,

di vomità tutta lla notte

(’ome ccor tìfo!)

- cor un atto di pe’ ssè lliberatorio -

e ddi ssentissi uno schifo…

(da ttutti abbandonato sopra ’r cesso)

…e ’nfine - se vvoleva - pentìssi.

Dopo,

sortanto dopo,

ir Signore ll’ avrebbe perdonato!

 

A Ppisa e nner Mondo però,

’ntanto,

ll’ anni passavano e lla legge der menga no:

era rimasta!

E ssortanto n’ Italia

(chissà nner Mondo!),

più ddi mille ragazzi ll’ anno morivan d’ overdoze,

artri mille prendèndo ll' àizz e lle patite olle siringhe sudice,

artri, milioni, rischiavan la galera pe’ ttrovàssi ’na ’anna da fumà.

La minestr’ ’un era più mmangiabile!

’R Mazi allora…

rimìse ’n moto ’r su’ chiorbone formidabile

(pe’ ccombinann’ un' antra delle sue).

Telefanò… disposto a ttutto… all’ amìa Iolanda Radiàle:

voleva fà qquarcosa…

ma ddi grosso!

La su amìa ’un zapeva cosa fàre,

e… nne parlò a Ppannella.

Ppannella dette rajon’ ar Mazi nelle su’ juste pretèse

e anzi, anco per ’un èsse… dd’ un tratto sorpassato,

dètte ll’ ezèmpio: si fece subito arrestà nella su’ Rroma,

dand’ a ggràtise ’r fumo alla Jente, vicin’ a Porta Portese.

Era un zegnale forte!  Era la vorta bona!

Vando,

du ore dopo,

lo lasciònno

(perchè era Deputato ’n Parlamento),

Marco Pannella parlò ’n televisione e disse d' avè fatto ‘cosa justa’:

----------------------------------------------------------------------------------------

“…sarebbe megli’ avèllo fatto ’n cento, in tutt' Italia, o anco in più persone, senza violenza… e ssenza smètte ’n fino a ottenè lla legalizzazione!  Dizobbedienza!  Sarà lla nostra frusta!”

----------------------------------------------------------------------------------------

Bravo Pannella!

 

 

 

4.  ALLA RISCOSSA

 

E bbravo Marco!

Era ’r segnale… ch’ aspettava r Masi.

E pper di più,

proprio pe’ dìlla tutta…

gn' àva fatto piacè ssentì cche ora,

anco Pannella

…e lla Rita Bernardini e tutti ’ radiàli alla su’ radio,

o all’ interviste pe’ ttelevizione…

la ’iamàvano ormai nner modo jiusto:

‘Legalizzazione’

(’ome llui la ’iamava da trent' anni e… èran tanti)

’nvece di… “liberalizza-azione”,

’ome ddicevan prima, che ffaceva più ppaura all' ignoranti.

Sicchè partì - tutto gasato - pe’ Ggenova,

dov' un mese prim’ àva ’onosciùto…

de’ Marrocchìni…

che vvendevano ’r fumo ’n Via der Campo

(senza doumènti e ssenza scampo)

e ’ndò a ttrovalli.

Gni disse serio cosa voleva fa…

e lli ’onvinze che  sse vveniva la Legalizzazione…

…potevan vènde ’r fum’ a vvolontà…

senza rischià lle manette pe’ vvia della legge der mènga

(e lle revorverate della mafia, pe’ vvia der momopòlio).

Vesti Marrocchìni…

sparìran’ ar massimo dieci menùti…

e ppoi,

a ssorpresa,

gni ’onsegnonn’ una busta verde ’on dentro…

cinque ’ili di marrocchino,

non tanto bono… ma gguasi regalato!

A qquesto punto, dopo la spesa,

bisognava subito - ’r fumo - portàll’ a Ppisa…

perchè r piano era d’ organizzà

un “radùno nazionale ’ontro la legge der menga”

(e nnon solo pe’ ffàssi arrestà ddistribuendo,

com’ àva fatto - jorni avanti - Marco a Rroma).

Ir Mazi era tremendo:

prima doveva dà,

a’ vènti più ddeterminat’ e ppiù ffidati

tra quelli venut’ a Ppisa apposta per ’r raduno,

una panètta di fum’ a ttesta

(pe’ ffà la stessa ’osa - la Domènia dopo - ’n una ventìna di città!

Ir Maz’ era fatto di ’osì,

alla grande o nnulla:

’ndàva dritt’ allo scopo fin da qquando rollava…

(di quattro settimane!)

…e ffumava ’annoni nella ’ulla!

 

 

 

5.  LE CIAMBELLE

 

Era un ber piano!

Fosse stat’ ancora viva mamma Rita

- e ll' avesse saputo -

guardand’ ’oll’ occhi ’ntòrno

(come pparlass’ ad artri)

e ppo’ di scatt’ arzàndoli ar celo

avrebbe detto seria,

senza perde lla pazzienza:

“ - Mio figlio Pino… una ne fa… e ccento ne pensa!”

Voleva

- senza dà ggiudìzzii -

solo dire,

restando distaccata ’olla voce p’ ’un fàssi ’nfruenzà dda sentimenti,

che ’n fondo

ir su’ ber Pino…

era, pari pari, ’ome ’r nonno fine scurtòre…

- ir gràn’ bàbbo di lei pieno d’ amore -

(“ - Oh, il ‘liberty’! Il ‘liberty’ del primo ’Novecento!”)

capopòpolo,

scrittore,

grand’ oratòre…

…un mago, un vero portènto!

----------------------------------------------------------------------------------------

(da “Ir Mago di Montevago”, di P. Masi - ed. Vallerìni, Pisa, 1991 - pag. 6)

…e ’n effetti, fu ddavver’un ‘mago’: fin da ppiccìno allievo della Natura antìa a Montevàgo - in quelli spàzzi aperti - e ppo’, a vvent’anni, allievo della Curtùra amìa (questo però a Ppartànna, dove spozò lla bellissima Caterìna Jilibèrti y Mendolìa e ttènne ’n collo la figliola Rita).

A ttrenta, poi - a Ccastèrvetràno, l’ antìa Càst(rum) Vet(e)rano(rum) dell’ antìi romani (l’ accampamento nella fertile terra ’oncèssa a’ veteràni) - fu un Solòne, rionosciùto, tutta la vita:  lì dirèse - dall’un’all’artro sèolo - lotte di ’ontadini e ddi braccianti, fondò ggiornali, fece… cose ’mportanti.

Ma ssoprattutto fu ssincèro ’olla Jente (poveri e rricchi, docènti e  anarfabeti, dar Tìzio Ignòto ar grande Pietro Nenni, da Ccàio Nessuno ar famoso - bandito - Sarvatore Juliano!). ’N segreto ’onfessava ttutti quanti, disgraziati, signori, furfanti, povera jente e, qquarche vvorta, perfino preti.

Dite era un mago?  A mme ssembrav’ un Santo, un vero guaritore della mente!

----------------------------------------------------------------------------------------

Poi

- fosse stata viva -

questa vorta guardandolo nnell’ occhi,

avrebb’ aggiunto…

“- Fa quel che vvuoi, mio Pino…

ma vvai piàno, Pino mio, vai piàno!”

e ll’ avrebb’ abbracciato.

Ir Mazi si sarebb’ emozzionato…

e llei:

“ Mi raccomando.

Attento alle ciambelle!”

Le ciambelle?

“ Quando le pensi sono perfette, nell’ immaginazzione:

sempre rotonde, soffici, odorose…

sempre belle!

Ma quando friggi,

se non stai attento…

non è come comprarle in un negozio,

sempre perfette perché selezionate,

quando ci entri in un giorno di ozio…

e svuoteresti tutte le portate!

Si posson rovinare… e vvenirti schifose:

spesso deformi…

o troppo fritte e scure,

qualche vvolta bruciate,

nere,

secche e dure…

oppure poco cotte e appiccicose,

oppure non scolate e troppo oliose…

o senza buco!

Perciò fa’ come vuoi…

Pino mio, però vai piano!”

E aveva ben rajone, la su’ mamma!

Non è mmìa com’ ar bàrre…

che tte vvedi e pprendi e mmangi e ppaghi:

quando sei te, a ffàlle, le ciambelle,

non ti scordà…

cche ’un vèngan sempre ’or bùo,

nemmen’ a’ maghi!

Difatti ar Masi,

ch' àv' appena pubbriàto ’n’ antra assètta ’olle su’ anzoni

(e ’na ’òpia l’ àva portat’ ’on zè pe’ ssentilla ’n macchina),

disgraziatamente…

venn’ a mmente

- vist’ ’e ’ndav’ a Ggènova -

di ’ndà anc’ a trovà un su’ amìo jenovese

(un’ artro artista)

e ffàggnela sentì llì sur momento!

Sicchè,

guando s' era fermato dopo Spèzzia a ffa’ bbenzina,

telefonò ar su’ amìo da ’na gabìna

e gni disse che sse llui voleva,

ci passàva mezzora,

prima di tornà a Ppisa verso cena.

’R su amio,

tutto ’ontènto,

gni disse vieni…

e llì ffu lla frittata!

Anco se ’r Masi levàva ’r fum’ alle stiacciate,

di certo… vella di telefonà ar su amio

(e di ndallo po’ a trovà cor fumo dietro!)

’un fu ddi cert’ una bella penzata,  bizogna dìllo!

’R su amio,

non zolo artista…

ma anco vecchio fumator’ ’ome llui,

àva r tilèfano sotto ’ontrollo

e gguando r Masi, dop' avè ffatto ’r su jiro, lo ndò a ttrovà

(e ddop’ un’ ora bona d’ allegria,

gni lasciò lla ’assetta pe’ rregalo…

e vvènne via)

velli ’n borghèze della Finanza

lo ’spettònn’ all’ imbocco dell’ atostràda,

lo chiappònno cor fumo ’n macchina…

e llo portònno (no ’r fumo, ir Mazi) a Mmarassi,

dritto ’n galera!

’R fumo se lo tènnero loro…

(Pe’ rrivèndelo o ffumàllo? Lo sai te?)

…e mmeno male ’un era granchè!

’R pezzetto…

piccino,

nvece,

che gn’ era rimasto der suo

(che ttenèva sempre ’on zè pe’ ffàssi le canne)

riuscì a ssarvàssi rimpiattato e era bono:

ne bastava poìno,

sicchè ddurò…

i jorn’ e nnotti dell’ izolamento!

Sull’ arresto der Mazi…

un ci potètteno fa nnulla nemmeno ir su amio De Andrè…

nè Ppaolo Villaggio, figuriamosi poi Jino Paoli ’nnamorato:

stava lì dda ttre seòli murato,

vicino Chiavari,

a gguardà lla foto viareggina,

un po sbiadita,

d’ una gran fia…

(la Sandrèlli)

’e ll’ aveva lasciato!

Ma ’un divaghiamo penzando alla fìa,

rendiamoci ’onto

- ’nvece -

che mmill’ anni fà ’un c’ era punta libertà…

e a que tempi le Jente eren soggette a ttutt'i ’ontrolli,

anco ’lettronici.

Perfine vando caavan da ssole…

o eran’ ar barre ’oll’ amici a bbe’!

Vesto crima chiamente pissichiàtrio

(da GgrandeFratelloPatolòjio)

- offerto dar RejimeTeleCràtio -

era solo lo sfondo

(scenogràfio)

fisso,

della telenovela sado-masoìsta votidiana…

làiv-no-stop, cioè ddar vivo, sulla pelle de poveri…

…e ritrasmessa subito a’ poveri a ppagamento…

tra lle solite birre mperlate dar sudore delle tope sudate della pubbricità.

Una diretta della verità più ’ncoffessàbile:

la devozzione ar $òrdo, ar dòllaro, ar dio denàro!

Ir risultato era…

che cchi pportava ’r fumo a ggiro pe’ ssè o ppe’ ll’ artri…

’ndava spesso ’n galera,

di siùro…

s' un faceva parte organizzata di chi ddi regola dava le mazzette.

No ccome ora che,

grazi' ar Masi e alla groriosa Repùbbria Pisana

(e ’n partiolare a qque’ ragazzi ’e ssi firmavan’ ‘Odissea senza Spazio’),

’r Mond’ è ccambiato…

e qquesti son riordi ’e vvengano d’ un' Era che ffu ssì ggroriosa…

ma ssolamente pe’ nnecessità!

Di pe’ ssè…

ffu ’n’ Era ingiust’ e ddisperata.

Basti sapè

(pe’ capissi)

che ’r proverbio…

più ffamos’ a Ppis’ a qque’ tempi tra lla Jente

(ma ’un vi mettet’ a ppiange)

era ’osì:

----------------------------------------------------------------------------------------

La vit’ è ccom’ una scala di pollaio:
corta ’orta… e ppiena di merda
”.

----------------------------------------------------------------------------------------

A Ppisa lo sapevan tutti a mmente fin da piccini

(vesto proverbio)

e ssotto la legge der menga

- purtroppo -

erano ’n tanti a sperà cche lla scala der pollaio,

cioè lla vita, sempre piena di merda,

fosse davvero anco còrta’òrta...

pe’ ffàlla finìt’ alla svèrta.

Pe’ ggrazzia di Ddio però la Jente riusciv’ a ddivertìssi colle barzellette!

Non zolo quelle su’ ’Arabinieri che cce n’ era tarmente tante che,

’nvidiòsa, la Polizzìa ne fèce subito fa’ un libro tutto su ddi sé:

verso ’r 2003

(mentre ll’ Italia passava, margrado promesse, la peggio grisi econòmia)

cominciàran’ a vvenì ffòri vèlle,

bellìssime,

sur ‘ber’ Luscòni.

Da allora la Jente vòlle sentì ssortanto quelle!

C’ era quella…

no, un momento, la più bbrev’ e ffurminante…

…senza volèllo la mìz’ a ggiro la moglie stèssa der Berlùska,

la bellìssim’ attrice Verònia Làrio.

----------------------------------------------------------------------------------------

(da“Non ridete...o Ssìrvio z’affènde!”, su ‘Il Vernacolière’, Livorno, Nov.2003)

’Nn un’ ntervista uscendo da tteatro gni domàndan’ alla moglie der Lùska:

- “Scuzi Signora, Lei che è lla Su’ Moglie… come llo vede  ir su’ Marito?

- “Io? Lo vedo... solo ’n televiziòne!

----------------------------------------------------------------------------------------

E llì ggiù ttutti a rrìde…

perché penzavano che sse llo vedeva solo ’n televizione,

si spera poerìna justamente ch'avrà ttrovàto quarcuno…

da ggustà ddar vivo.

Ma qquella più ssignifiatìva,

su Ssirvio ‘Banana’,

era una barzellett’ ambientat’ a Ppisa:

----------------------------------------------------------------------------------------

(da “Non ridète… o Ssìrvio z’affende!”, idem c.s.)

“...Sentìte!  …Quella vòrta  Sìrvio, ir ‘ber’ Luscòni, er’ a Ppisa… e ir Mazi, com’ ar solito, era ’n Ppiazza delle Vettovaglie ’n mèzz’ ar su’ Pòpolo colla’itàrr’ ar piede... e uno gni chiede di ’antà Bbandiera Rossa!

Pino tira sù lla ’itàrra per accompagnàssi e… ’un àv’ anco ’ncominciàt’ a ccantà cche spunta Ssìrvio Banana dall’ ombra sotto ll’ archi, da ddove curioso guardava da’n po’ zzitto zzitto, e ssubito ‘nterviène allo scopèrto:

- No, bandiera rossa no!  Come ccanzone è ttroppo datàta, non mi garba. Rivoluzione… suvvìa… mi si ’onzenta, eliminatela dar vostro repertòrio!

La Jente rimane sorpresa e  tutti guardano ’r Mazi come ss’ aspettàssero da llui la dejiziòne.  Ir Mazi… restò pper un attimìno sospeso (la dejiziòne ll’ àva dijà ppresa ma ppenzav’ a ccome ggioàssela) e ppoi:

-  Potrebbe avè rajone Lei, ma cci conzenta armeno di sarvà lla mùsia! Fa pparte der Patrimonio Tradizionale della nostra Curtùra Nazionale!  …Ci possiamo cambià lle parole… se vvòle.

Ir ‘ber’ Luscòni a qquer punto si rilassa tutto ’ontènto penzando d’ avè vvinto la partita com’ a ppallone (ma ancor’ ’un conosceva ’r Mazi, questo va ddetto!) e, ’n zegno d’ approvazzione, offre ’r solito sorrizètto finto e ffà ppe’ vvortàssi e andà vvia colla su’ scorta di galantòmini... (senza nemmeno fà ir su’ solito saluto fascista, si vede gn’anno dètto d’ ’un fàllo a Ppisa ’n zennò llo prendon’come mminimo a ccurrègge)… ma ' r Mazi lo bròcca:

-  Mi scùzi ancora… se vvole, gne la faccio sentì ssubito come ppotrebbe èsse… ci ò ggià ppenzato! 
E’ una proposta… mi ’onzenta!

Banàna resta broccàto nner finto sorrizètto e ora vorrebe scanzà
(fors’ à ’ntuìto la mazzàta e ’un za ccome schivàlla…)
ma ’un pòle sfuggì alla sentenza perché  ir Mazi,
senza perde ttempo, dijà gni tròna:

-  "Avanti o Sìrvio! Fài le vallije! Jornate grije… jornate grije…
Avanti o Sìrvio! Fài le vallìje! Jornate grije non vogliam più!"

E ppo’ ’ontìnua... sempre sull’ aria di Bandiera Rossa... e lla Jente
s’ unisce ’n coro,  guardando ’ontènta ’r ‘ber’ Lùska:

-  "Jornàte grije non vogliamo più! Jornate grije non vogliamo più!
Jornàte grije non vogliamo più…"

E llì ttutti si vortano verso ’r Mazi pè ssapè ccome ffinì lla strofa...
e ir Mazi alla grande, da vvero maèstro rionosciùto, chiude:

-  "...perciò ffài le vallìje e nnon tornare più! "

---------------------------------------------------------------------------------------

Sìrvio Banana si vortò, un disse nulla e sse n'andò ccor su codazzo.

Di certo la 'antata ’un gni garbò!

Speriamo 'e ssia garbàt’ armeno a Vvoi.

(segue: cliccando il canto IV nella pagina della satira)