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CEDRI

Proteste per la morte dei cani
'Diserbo' sul prato del Cimitero
o 'bocconi avvvelenati'
nelle tenute circostanti?

La situazione va avanti da anni, ma le Autorità
non starebbero facendo del loro meglio.

Malgrado le proteste della signora C. A., residente da dieci anni a Cedri e madre di due bambini, pare che nelle tenute attorno alla bellissima frazione del Comune di Pèccioli si continuino ad usare bocconi avvelenati, proibiti per legge, per difendere dalle volpi gli allevamenti di fagiani. Fagiani che poi, in tempo di caccia, vengono ‘liberati’ per finire subito impallinati da cacciatori domenicali ovviamente paganti (e fatti loro credere selvatici).
A tali bocconi avvelenati sparsi nelle tenute hanno purtroppo accesso (attraverso i numerosi buchi dei recinti malmessi di tali aziende faunistico-venatorie) anche i cani della signora C. A. se li libera qualche minuto per i loro bisogni quando va a passeggio coi bambini sulla strada del Cimitero.
Racconta la signora che le sono morti otto cani in dieci anni e - in altri casi - altri suoi cani si sono salvati in estremis: fatti, questi, a conoscenza del Veterinario volta per volta accorso sul luogo o a cui il cane veniva in fretta portato.
Veleno documentato quindi, ma di cui “non si poteva provare l’origine” perché i cani tornavano a morire sulla soglia di casa.
Le proteste della signora non vengono ascoltate e quando, anni fa, alla morte del quarto cane (non più sperando che lo facessero d’ufficio i Veterinari) fa personalmente la denuncia, l’ unico risultato è stato di ottenere… una pesante multa perché sul corpo della povera quarta vittima non si trovava il tatuaggio regolamentare, regolarmente sbiadito tra il pelo.
Passano gli anni e niente cambia: le muoiono avvelenati altri tre cani… finché, giorni fa, anche l’ ottava vittima mangia il boccone e muore. E’ una stupenda lupetta nera algerina a pelo raso che aveva da poco sfornato la prima cucciolata (sette bei cuccioli di cui la signora, che ne è circondata, tenta di farci ricordare i nomi!). Anche stavolta la signora è affranta.
Solo che stavolta San Giorgio (il santo protettore di Cedri, frazione di venticinque abitanti nel Comune di Pèccioli tra Pontedera e Volterra, in Provincia di Pisa) ha voluto fare un miracolo: la povera bestia… non ha la forza di tornare a casa e muore dentro la tenuta della ‘Villa dei Ferretti’ dove si era introdotta da un buco nella rete!
A sottolineare il carattere davvero miracoloso dell’ evento… sono presenti al fatto (di persona!) il Capo dei Vigili e quello dei Veterinari del territorio del ‘ParcoAltaValdera’ !
Con tanto di prove e testimoni di alto livello, stavolta sarà facile individuare e punire i colpevoli, si direbbe. Invece, dopo aver detto sul posto che si trattava di avvelenamento, adesso -- dopo l’ autopsia -- il Capo dei Veterinari che si tratta di soffocamento…
Non è che poi magari non riuscirà a trovare il tatuaggio e faranno, di nuovo, una multa alla signora C. A. di Cedri e tutto continuerà ad andare avanti come prima e i cani a morire?
Si punirà mai qualcuno per i veleni proibiti? Intanto il guardiacaccia ripara tutti i buchi del recinto della tenuta ma, dice, ‘solo affinchè i cani che si avvelenano altrove non vadano a morire lì dentro’ !
In fondo, la lupetta (andando poi a morire nella tenuta della ‘Villa dei Ferretti’) si potrebbe essere avvelenata giocando sul pratino davanti al Cimitero di Cedri, dove il Comune di Pèccioli (malgrado le proteste di chi a Cedri ha bambini) fa irrorare il diserbante per risparmiare sui giardinieri ! E si tratta del comune più ricco della Toscana grazie alla accettazione di una discarica opportunamente dislocata a Lègoli: un’ altra frazione ancor più distante e isolata dal capoluogo!
Visto che di questo ‘ParcoAltaValdera’ se ne parla tanto e poco se ne fa, perchè non si smette di dare la caccia a quei poveri fagiani e si aprono le tenute del Parco alle visite guidate, ai foto-safari, all’agricoltura tradizionale biologica, alle feste, alla promozione dell’artigianato tradizionale e dei prodotti tipici, all’agriturismo? Sarebbe interessante una risposta dal Sindaco e dalle altre Autorità.
A quando le Loro e-mail ?

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PèCCIOLI

                            Sarà intitolata a Danilo Monti la sede del Social Forum?

    Per ricordare Danilo

Nell’ anniversario della morte dell’ imprenditore ‘rasta’ di Peccioli, scomparso in un incidente d'auto lasciando moglie e bambine,
i progetti degli amici della Valdera per ricordare Danilo Monti. 

 Fu più di un anno fa che in un incidente, andando al lavoro in macchina come ogni giorno di mattina presto, Danilo lasciò tutti più soli.
 Non solo la cara Elena, sua moglie, e le figlie Francesca e Martina che su lui contavano, non solo la madre Piera e il fratello Luigi, gli amici più intimi, i collaboratori, i colleghi... proprio tutti, anche quelli che lo conoscevano appena o solo di vista :  Danilo Monti ha lasciato tutti più soli perché era di tutti molto più che di sé stesso, perché tutti amava e per tutti si preoccupava e lottava.
   Per questo - ad un anno e più dal tragico incidente  - la riflessione sulle sue scelte di vita (il lavoro visto come frutto di rapporti non disumani, l’impegno culturale e sociale sentito come un dovere) non poteva che far nascere in coloro che egli amò - soprattutto in Valdera - il desiderio di perpetuarne il ricordo nel modo che lui stesso avrebbe voluto, di colmare il vuoto dovuto alla sua scomparsa con un maggiore e più organizzato impegno culturale rivolto al sociale.
 Tra le proposte, la più concreta e capace di coinvolgere il ricordo dello scomparso in tutti i suoi aspetti sembra essere quella di aprire - a Pèccioli o nei dintorni - una sede del SocialForum intitolandola a Danilo. Un centro, il ‘ValderaSocialForum’, inteso come ‘centro di attività culturali aperto a tutte le forze attente al sociale, per informare, prevenire, immaginare, creare’.
   
Per aprire la sede del centro verrà chiesto un contributo ai Comuni della Valdera e, se non bastasseattraverso una sottoscrizione popolare. La proposta è sostenuta, oltre che da tutti gli amici di Danilo, da pacifisti e ambientalisti.


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                           Giunge anche a Pèccioli l’odore dei cani morti a Cedri

  si muovE  L’ Autorità
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ma per ora non ci sono colpevoli

Proposte del Sindaco per il Parco Alta Valdera?

PECCIOLI. Il Comandante dei Vigili dei Comuni del Parco Alta Valdera ha reso finalmente noti (ma solo alla famiglia della signora C.A. di Cedri a cui era morto avvelenato l’ottavo dei sui cani negli ultimi dieci anni, n.d.r.) i risultati delle analisi fatte fare alla Università di Pisa sullo stomaco espiantato del povero animale.
“Poichè nel reperto fatto loro recapitare dal Capo dei Veterinari dell’ Alta Valdera non si trovano tracce di veleno, i luminari pisani non possono documentare alcun avvelenamento. Si parla dunque di un presunto auto-soffocamento e la pratica è conseguentemente archiviata”, ha concluso il Capo dei Vigili.
 Anche stavolta quindi, come fu alla denuncia per il quarto cane morto anni fa alla signora (e malgrado stavolta vi siano stati eccellenti testimoni e l’ ottava vittima sia morta dentro la tenuta dei Ferretti), tutto viene archiviato e ufficialmente, come al solito, non ci sono colpevoli!
  Di positivo solo due cose. La prima è che questa volta non è giunta alla signora C.A. la multa da pagare, come avvenne anni fa dopo la denuncia per il suo quarto cane morto avvelenato. Stavolta, anzi, il Capo dei Vigili del comprensorio Alta Valdera ha fatto addirittura annullare le spese relative al sequestro dei cuccioli.
 Si sa ora infatti che, per evitare anche il loro avvelenamento, dopo la morte della lupetta il marito della signora (poiché i cuccioli crescevano e il loro recinto, anche a detta del Capo dei Veterinari, diventava insufficiente) li aveva portati ed accuditi ogni giorno sul greto di un vicino fiume ma qualcuno ha chiamato l’accalappiacani ed i poveri cuccioli furono momentaneamente sequestrati: chiarito l’ equivoco sono stati liberati e, infine, donati e affidati dai propietari.
 Restavano da pagare le spese dell’ accalappiacani, ma la cosa è stata in qualche modo appianata. 
 Fa infatti ancora sapere il Comandante dei Vigili che “i cuccioli effettivamente non erano abbandonati ma, invece, accuditi giornalmente dal marito della signora che ebbe infatti subito modo di chiarire la cosa ai Vigili intervenuti prima dell’ accalappiacani.  Evidentemente la cosa non fu comunicata in tempo utile a chi di dovere e di questo non si può certo incolpare la signora o il marito”.
 L’altra cosa, davvero positiva, è che finalmente il Comune di Pèccioli ha smesso (meglio tardi che mai) di far irrorare con il micidiale diserbo chimico il pratino davanti al Cimitero di Cedri ed ha invece inviato nella bellissima frazione una agguerrita squadra di giovani falciatori.
Fatto - questo di abolire il diserbo chimico nelle aree pubbliche - positivo per tutti ed anche per l’Amministrazione di Pèccioli alla quale, se altri cani morissero avvelenati dentro le tenute degli Stassano o dei Ferretti o di chiunque, più nessuno potrà passare la patata bollente ‘con la scusa dei diserbanti nel prato del cimitero’.
 Di negativo invece c’è che bisogna purtroppo constatare la sostanziale impunità che viene di fatto accordata alle aziende che cospargono la natura di proibitissimi veleni.  Aziende impunite fino al punto da far sospettare alla signora che, per non punire i potenti, stavolta si sia mandato alla analisi autoptica lo stomaco di un altro cane addirittura appositamente ucciso!
 Può questa impunità sui veleni, che fa giungere la signora C.A. fino a tale atroce sospetto, essere ancora accordata ad alcuni ‘protetti’ in una situazione che ama da tempo definirsi ‘parco naturale’?
  La signora sembra avere in proposito idee molto chiare:
“Qui si fa caccia di frodo, bracconaggio e raccolta abusiva di tartufi, si commerciano e detengono ed usano armi illegali, si fanno improvvisati tirassegni all’aperto tra i boschi con grave rischio per tutti, si spara ai cani randagi per provare tali armi, si allevano animali segregati con crudeltà, si usano contro le volpi veleni proibiti con gli effetti che abbiamo visto (e ci sono i certificati dei veterinari), ci sono le denunce di anni fa per il nostro quarto cane avvelenato ed ora quelle per l’ ottava vittima... ma non cambia niente. Se non è mafia questa…
E sapete perché funziona?  Ve lo dico io:  perché quelli che fanno queste cose o sono pezzi grossi - tanto grossi che è meglio starci alla larga - o pezzi piccoli che però sono amici di chi conta a Peccioli e confidenti protetti dei Carabinieri.  Infatti siamo al punto che - dice mio marito - d’ora in poi se ci capitasse di dover fare altre denunce… sarà meglio scavalcare Pèccioli e andarle a farle direttamente alla Magistratura.
  Sì, sono accuse gravi, - conclude la signora - ma so quel che dico perché è quello che vedo da dieci anni, cioè da quando appena sposata sono venuta con mio marito ad abitare a Cedri per far crescere i bambini in mezzo alla natura.  Denunce ne ho fatte ma non sono servite a niente e - a fare i conti oggi - ne abbiamo ricavato solo multe, antipatie, spregi e perfino macchinazioni e calunnie contro di noi! ”. 
       L’ Amministrazione Comunale di Pèccioli cessando l’uso del diserbo chimico fa cosa buona e mette al riparo - per quanto tardi - la sua immagine ecologica di ‘Belvedere’, ma il signor Crècchi (che i pecciolesi - si dice per non perdere i proventi della discarica della frazione di Legoli che in altre mani sarebbero andati alla Provincia - hanno eletto Sindaco al posto del Macelloni che aveva esaurito i mandati) vuole prendere posizione sul tema del Parco?
 Molti giovani - e non solo i giovani - vogliono certo sapere del loro futuro nel Parco AltaValdera. Giustamente, vogliono sapere quale impatto avrà l’effettiva esistenza del Parco sull’economia, la cultura, la qualità della vita delle popolazioni interne al suo territorio.
  Come si pensa di usare i proventi della discarica se non in funzione di una effettiva esistenza del Parco stesso?
  Come impedire l’uso di diserbanti e pesticidi nelle aziende interne al Parco se non puntando sull’ agricoltura biologica e l’ allevamento tradizionale?
  Come si può reagire alla privatezza esclusiva delle tenute e riserve di caccia interne al Parco, se non impedendo ogni comportamento illecito e - contemporaneamente - incentivando fini ed attività sostenibili come agriturismo, foto-safari, feste con musica e cucina popolare, prodotti tipici, artigianato manuale?
   Se in linea di massima il programma fosse accettabile, molti artisti offrirebbero utilmente impegno e presenza.

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PONTEDERA


Furono oltre cento le piante sequestrate
Sorprendente sentenza
al processo Masi/Anfuso

Sei mesi con la condizionale ai coniugi che,
secondo il maresciallo Cascello dei CC di Peccioli,
‘coltivavano marijuana nell’orto a fini di spaccio’



Si è chiusa in primo grado a Pontedera, con una condanna a soli sei mesi con la condizionale per entrambi i coniugi, la vexata questio portata avanti dai CC di Peccioli (‘coltivazione a fini di spaccio’) nei confronti della coppia Masi/Anfuso, coppia nel cui orto di Cedri - sul finire del 2001 - gli stessi CC sequestrarono la bellezza di centonove piante di canapa che subito la signora Anfuso dichiarò aver seminato all’ insaputa del marito, da cui era allora separata, ‘per farne uso terapeutico senza più portare soldi alla mafia’.
Il processo contro la coppia Masi/Anfuso - che tra continui rinvii si è protratto per due anni fino all’ attuale sentenza - per il suo carattere insolito ha presto destato interesse e meritato spazio sui media con posizioni soprattutto innocentiste.
La sentenza ha deluso per la sua mitezza il versante colpevolista (la pena per coltivazione prevista dal Codice Penale va da un minimo di due ad un massimo di sei anni!), ma anche quello opposto che per il Masi - un intellettuale notoriamente da anni impegnato in campo antiproibizionista e che nel periodo dei fatti imputatigli era separato legalmente dalla moglie e viveva altrove - aspettava una assoluzione.
Così per la Anfuso, dato il diseguale sviluppo delle piante sequestrate la cui ingenua semina e successiva crescita spontanea non avevano le caratteristiche di una seria coltivazione fatta a fini di lucro.
Delusione per la coppia quindi, che a vario titolo chiedeva una motivata assoluzione, e poca soddisfazione anche per il comandante Cascello dei CC di Peccioli che, malgrado le smentite di testimoni e periti, si è caparbiamente adoperato per una più pesante condanna. Su di lui pendono infatti (per eccesso di zelo e abuso di potere) vari appelli e ricorsi della Anfuso e poi del Masi alla Procura, alla Prefettura, alla Presidenza della Repubblica.
La coppia - che già aveva due bambini e nel frattempo, da poco riunificata, ne attende un altro - ha sempre mostrato di considerare ingiusta e infamante l’ accusa di ‘coltivazione a fini di spaccio’ mossale dai CC, così come oggi considera ingiusta e infamante la pur lieve condanna: quale condanna può essere giusta - dicono - se non ci fu furono fini di spaccio?
I due si sono serenamente e documentatamente difesi sulla stampa e in tribunale grazie all’ avvocato Antonelli del Foro di Pisa e alla continua presenza di ‘Legalize!’, ‘coordinamento in difesa dei diritti dei consumatori di sostanze psicoattive’ che raccoglie decine di associazioni antiproibizioniste nazionali e locali e che - oltre a difendere direttamente le persone in casi gravi e particolari come quello della coppia Masi/Anfuso - si batte per la ‘legalizzazione’ e cioè per ‘la fine del mercato criminale delle sostanze psicoattive attraverso la loro erogazione legalizzata sotto controllo medico.
Oltre al comandante Cascello dei CC di Peccioli e al suo subordinato maresciallo Tuvèri, al processo hanno testimoniato i periti dell’ accusa e della difesa (riguardo alle caratteristiche delle piante stesse) e i medici curanti della Anfuso che hanno confermato la separazione dei coniugi al tempo dei fatti e l’uso terapeutico della canapa da parte della loro paziente. Per entrambi gli imputati, inoltre, non si sono trovate prove di spaccio e la loro separazione al tempo dei fatti è stata documentata anche con copia della sentenza del Tribunale di Pisa. Lo stesso Pubblico Ministero, chiarito ogni dubbio alla luce del dibattimento, nella sua requisitoria finale aveva chiesto la completa assoluzione per il Masi ed il minimo della pena per la Anfuso (visto il carattere non a fini di lucro della sua semina) e si è poi mostrato sorpreso dalla sentenza.
Processo insolito, strana sentenza, varie le reazioni.
Alla soddisfazione professionale dell’ avvocato Antonelli (che temeva due anni di pena minima per la Anfuso e non può quindi che rallegrarsi che il Giudice sia ricorso al ‘comma cinque’ sulla ‘non gravità’ per ridurre la pena a soli sei mesi) fa da contrappeso lo sgomento di ‘ Legalize! ’.
Sapendo certa la estraneità ai fatti del Masi (che con altri artisti è da anni ‘testimonial’ di Legalize! nei momenti di spettacolo, di promozione e di comunicazione di massa, così come per la Lega per il Disarmo), il coordinamento ne attendeva la sicura assoluzione e - sempre secondo il cordinamento antiproibizionista - l’ assenza di prove di spaccio era determinante anche per la Anfuso: sempre più chiaramente negli anni, infatti, in assenza di prove di spaccio la Corte di Cassazione ritiene non perseguibile penalmente la detenzione di sostanze psicoattive. Perché dunque - si chiede Legalize! - non equiparare la semina della Anfuso (per uso personale terapeutico) alla già depenalizzata ‘detenzione per uso personale’?
Le motivazioni della sentenza, sono attese da tutti con interesse. Resta da aggiungere che alle questioni poste da Legalize! e dal fronte innocentista rispetto alla sentenza, si affiancano da tempo le accuse di voluto accanimento lanciate in data non sospetta dalla Anfuso e dal Masi nei confronti del comandante Cascello. Proteste che in questi anni hanno raggiunto la Prefettura e la Procura e - più recentemente - la Presidenza della Repubblica con un ‘ricorso straordinario’.

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PISA



Potrebbe trattarsi di omicidio

CINQUE BUCHI SUL BRACCIO SINISTRO
MA 'BILLINO' ERA MANCINO

Sulla morte del musicista pisano, archiviata come 'overdose',
la famiglia espone certezze e pone interrogativi alla giustizia.


PISA. "Perchè si sarebbe ‘bucato’ sul braccio sinistro, lui che era mancino?". Non è senza indignazione per la superficialità con cui il caso fu a suo tempo archiviato da parte della Procura, che 'Legalize!' chiede oggi - attraverso la stampa locale e quindi in primo luogo ai pisani - precisa attenzione sulla possibilità di altre ipotesi circa le 'vere' ragioni della morte, avvenuta anni fa, del giovane musicista pisano noto in città come 'Billino'. "Perché mai mio figlio, mancino, si sarebbe dovuto iniettare quella roba nel braccio sinistro?", dichiara a Legalize! la madre di Billino - inconsolabile dal tempo della morte del figlio - e prosegue: "Allora io questo lo dissi, ci provai, ma non mi fu data troppa considerazione. Però questi cinque buchi sul braccio sinistro si vedono anche dalle fotografie dell'autopsia che sono nell'archivio del Tribunale, e questo lo sanno anche gli altri miei figli." Che Billino fosse mancino era noto non solo ai suoi familiari: "Era un bravo percussionista, sì, ed era mancino", ricordano gli amici di Billino appassionati di musica, "forse proprio per questo suonava così bene i ritmi berberi, in genere difficili perché sono in levare". Facendosi dunque portavoce delle aspettative di familiari ed amici di Billino, Legalize! (il 'Coordinamento in difesa dei diritti umani dei consumatori di sostanze psicoattive' a cui fa riferimento in Italia un vasto fronte trasversale, dalla sinistra ai radicali fino ad alcune associazioni cristiane di volontariato, n.d.r.) chiede che si cominci a rispondere - seppure in ritardo - alla domanda posta dalla madre e dai fratelli del giovane: se vorrà, la Procura lo potrà fare solo riaprendo il caso con l'ipotesi di omicidio volontario o colposo. Le motivazioni che rendono legittime le aspettative di parenti ed amici di Billino sono solide: dall'esame autoptico allora effettuato sulla salma - e dalle foto allora effettuate - risultano cinque buchi sul braccio sinistro e nessuno sul destro, mentre è chiaro che il giovane musicista fosse mancino e che perciò si 'bucasse', di norma, sul braccio destro. Inoltre è chiaro a parenti e amici che, quando morì, Billino non avesse bisogno di iniettarsi la sostanza nell'altro braccio: era appena uscito dal carcere dopo mesi di detenzione, era 'pulito' e non poteva avere il braccio tanto indolenzito da preferire bucarsi sul sinistro. Pensano insomma che se uno non buca da mesi ed ha voglia di farlo non lo va certo a fare nella maniera per lui più disagevole. Ma chi praticò allora le iniezioni sul braccio sinistro di Billino e perchè? Se, nella situazione che portò alla sua morte, Billino fosse stato in compagnia di altri tossicodipendenti (e dalle voci che da allora circolano ancora a Pisa sembra proprio di sì, n.d.r.) ed avesse avuto un suo valido motivo di bucarsi sul braccio sinistro, avrebbe chiesto aiuto per farlo (come in altre situazioni precedenti al carcere, se accadeva che il braccio destro di buchi non ne sopportava più). “Se questo aiuto lo ha chiesto e ottenuto", proseguono parenti ed amici di Billino, "chi lo ha aiutato, anche se involontariamente, ha provocato la sua morte". In questo caso secondo Legalize! si tratterebbe soltanto di omicidio colposo. Ma se non fosse 'soltanto' così? "Se, come dicono i parenti, Billino non aveva motivo di bucarsi sul braccio sinistro", dice Valeria Della Mea (figlia dello scomparso scrittore - Luciano Della Mea - che, costituendosi parte civile, ottenne negli anni settanta la riapertura dell'inchiesta sulla morte di Franco Serrantini, n.d.r.)", c'è da credere che quei buchi sul braccio 'sbagliato' gli siano stati fatti da qualcuno". In questo caso - chiarisce Legalize! - l'ipotesi sarebbe addirittura di omicidio volontario. “Ma deve essere un familiare di Billino”, aggiunge Valeria, “a chiedere la riapertura del caso: quando mio padre trent’anni fa, come semplice cittadino, chiese la riapertura del caso Serrantini, lo potè fare solo per il fatto che Franco era orfano”. ‘Normale’ overdose, o omicidio? Non sta a noi dare per certa l'una o l'altra ipotesi. A noi - conclude Legalize! - basterebbe che ai familiari di Billino, ai loro sentimenti, alle loro opinioni, giungesse infine, da tutti, la considerazione che meritano.

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Eccessi di perbenismo nei DS per paura di rompere con il centro 
Sostanze psicoattive: 
non c’è pace tra gli ulivi
Dal centrodestra solo l’ assurda ‘proposta Fini’
Perplessità nel centrosinistra
ma, dopo una visita a Pisa in carcere ad Adriano Sofri, sorprendendo tutti Ermete Realacci - della Margherita -

si dichiara favorevole alla Legalizzazione

  PISA. Sono circa dieci milioni, in Italia, i cittadini consumatori di sostanze psicoattive quotidianamente fornite dal mercato criminale fuori da ogni controllo sanitario. Il loro voto di protesta contro la ‘proposta Fini ’ (che ignorando i risultati del referendum del ’93 vuole chiudere tutti i consumatori in appositi lager ‘rieducativi’, n.d.R.) sarà determinante per sconfiggere l’ attuale governo:  il voto andrebbe automaticamente alla sinistra se questa mettesse in programma misure concrete in alternativa a quelle di Fini ma si muterà certo in rabbiosa astenzione se - per eccesso perbenista - la sinistra non avrà il coraggio di farlo.
 Recenti dinieghi delle Amministrazioni locali nel concedere palco e permessi alle legittime manifestazioni di ‘ Legalize! ’ -  è successo l’anno scorso a Pontedera e quest’anno a Pisa - farebbero temere il peggio perchè in entrambi i casi i Sindaci delle due città toscane hanno accampato motivi di opportunità politica temendo, su questi temi, una
rottura con la Margherita e la conseguente caduta delle loro giunte.
 Stranamente però, lunedì scorso, seduto con amici a bere qualcosa  davanti alla pasticceria Salza in Borgo Stretto a Pisa dopo una sua visita in carcere ad Adriano Sofri, un noto esponente della Margherita - Ermete Realacci - ha pubblicamente dichiarato di essere favorevole al tipo di legalizzazione proposto da ‘Legalize!’ per le sostanze psicoattive.

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_______Legalize! - COORDINAMENTO IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI DEI CONSUMATORI DI SOSTANZE PSICOATTIVE

    Dice 'Legalize!': ''Facciamo volentieri a Prodi alcune domande.  Metterà il nuovo centrosinistra ‘aperto ai movimenti’, tra i punti del suo programma per il dopoberlusconi, la “eliminazione del mercato criminale delle sostanze psicoattive attraverso la loro erogazione legalizzata e sanitariamente controllata” come chiediamo da anni a nome delle varie associazioni di volontariato?  Escludendo connivenze mafiose, quali sono le difficoltà della sinistra ad inserire nel programma  ciò che giustamente chiedono da tempo tutte quelle realtà di pur diverso segno che da anni operano in strada per la ‘riduzione del danno’? Non è forse Pisa - con le sue migliaia di giovani e le altre sue migliaia di studenti fuori sede e militari che ospita - da considerare un ideale ‘laboratorio sociale’ per tentare insieme alle istituzioni un più corretto approccio all’annoso problema?''
  A questi tre interrogativi potrebbero rispondere per e-mail, volendo, non solo l'onorevole Prodi ma anche i politici pisani eletti e i cittadini interessati.

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CANAPA - Processo Masi/Anfuso

Si dovrà ricorrere al mercato nero per farne uso terapeutico
Condannati a sei mesi malgrado la richiesta di assoluzione del Pubblico Ministero: la coppia farà appello
Depositate in Tribunale a Pisa le motivazioni della sentenza:
niente spaccio da parte dei due e l'uso personale non è perseguibile,
ma la coltivazione resta proibita
e sulla complicità tra i due
il Giudice ha creduto solo ai CC.

Nessuna azione della Procura per le accuse ai CC di Pèccioli

PISA. Sono ora consultabili, depositate dal giudice dott. Dania Del Rosso, le motivazioni della sentenza con la quale lo scorso aprile a Pontedera i coniugi Masi/Anfuso – accusati della coltivazione a fini di spaccio di 109 piante di canapa – furono entrambi condannati a sei mesi con la condizionale.   
  La sentenza - come allora riferito - deluse carabinieri e colpevolisti, ma anche il fronte innocentista che riteneva il Masi estraneo ai fatti perché in quel periodo separato dalla moglie. La Anfuso aveva seminato le piante per farne uso terapeutico e non a fini di spaccio come voluto nelle imputazioni della Procura pisana.
          Dalla lettura delle motivazioni ora depositate che l’avvocato Antonella Antonelli - difensore dei due - ha ritirato in Tribunale e fattoci esaminare, appare chiaro che il giudice ha accolto le testimonianze e perizie che dimostravano le finalità terapeutiche della improvvisata coltivazione della Anfuso e la completa assenza di fini di spaccio: per questo infatti ha usato nei confronti della coppia l’attenuante dell’ art. 73, comma V  D.P.R., per ridurre a soli sei mesi la pena che, per il reato di coltivazione, andrebbe - di regola - da un minimo di due ad un massimo di sei anni di carcere.
 E’ altrettanto chiaro però che non ha invece accolto le prove che mostravano l’estraneità del Masi ai fatti imputati. La sentenza di separazione omologata dallo stesso Tribunale di Pisa, le testimonianze di chi ospitò il Masi nell’ anno di separazione dalla moglie e quelle dei medici della Anfuso che ne erano al corrente, la possibilità di addurre altre testimonianze e prove fin lì solo citate, non son valse a demolire agli occhi del Giudice la reticente testimonianza del maresciallo maggiore Domenico Cascello - il comandante della caserma dei CC di Peccioli -  che al processo, con aria grandemente sorpresa,  ha di persona dichiarato di non essere ‘neppure a conoscenza’ della separazione tra i due.
 Questa testimonianza del Cascello, reticente secondo le tesi della difesa, sarebbe - secondo il fronte innocentista - il coronamento di una ‘sceneggiata’ ideata e imbastita in prima persona dal Cascello allo scopo di distruggere il Masi anche strumentalizzando lo stato di salute della moglie allora separata e sofferente di depressione. Resta a questo proposito da osservare con preoccupazione l’ assenza di reazioni ufficiali della Procura alle accuse mosse dalla coppia Masi/Anfuso al Cascello con ricorsi ed esposti per anni e, ormai da mesi, anche pubblicamente tramite i comunicati ed appelli di Legalize!.

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TOSCANA

Persino nel Tg Regionale della Toscana su RaiTre
Troppo dominante Firenze,
Pisa troppo spesso ignorata

La stessa esistenza di Pisa, gli avvenimenti salienti, il suo respiro culturale,
vengono di regola 'sorvolati' dalla redazione Rai in mano fiorentina.

 SAN GIULIANO TERME. Caduta Pisa (per duemila anni Porto e Flotta Imperiale di tutto l’Occidente) nelle mani dei banchieri fiorentini e sepolta che fu di Pisa la straordinaria laica memoria, dietro il velo della ‘rinascenza’ medìcea non nasce solo il capitalismo senza Valori che da allora impera al Mondo tutto ma nasce, anche, l’integralismo finto-religioso mai sazio che poi (fino al tedesco ‘Got Mit Uns’ del razismo sterminatore, o all'americano ‘In God We Trust' dell'olocausto nucleare di civili giapponesi, fino al conflitto mondiale attuale tra opposti terrorismi) abuserà del Santo Nome di Dio per giustificare massacri.
 Nasce quell’integralismo finto-religioso che oggi (a costo di massacri ‘collaterali’) esporta totale mancanza di rispetto e finta democrazia e torture, importando petrolio per le sue industrie inquinanti senza alcuna intenzione di firmare il Protocollo di Kyoto contro i fumi dannosi al clima.
 Da quell’integralismo finto-religioso che permise il genocidio dei nativi (che dal nome di Amerìgo Vespucci, fiorentino, chiamiamo ‘americani’) nasce l’America e tutto il finto-Mondo Moderno. Un mondo velenoso e assassino come il finto-Rinascimento fiorentino da cui ebbe origine, che dietro il sipario 'panem et circenses' del primato nelle Belle Arti sottratto a Pisa volle nascondere la compravendita dei titoli nobiliari e delle cariche pubbliche ed ecclesiastiche, la ghettizzazione degli ebrei, il rogo del Savonarola, la morte in esilio dell'Alighieri, l'umiliazione del Galilei.
__E che dire del ruolo, dominante, di Firenze su Pisa anche oggi?
 Dai liquami fiorentini immessi - non depurati - in Arno (inquinando fiume e litorale) fino alla annosa questione dell’Aereoporto di Pisa (campanilisticamente vissuto dai bèceri fiorentini come concorrente al loro campetto d'atterraggio di Peretola), dai misteri sugli appalti per i - mai avvenuti - miglioramenti alla superstrada FI-PI-LI (una tra le più pericolose d’Italia) fino ai misteri - orrendi - del ‘mostro di Firenze’ (volutamente non risolti per proteggere occulti potenti satanisti-massoni), per non finire a parlare poi del ‘normale’ e decennale accanimento giudiziario nei confronti dei dissidenti da parte della ‘super’ Procura Generale fiorentina, appare ormai sempre meno oscuro il ruolo della stessa Procura con la sua decennale politica di non intervenire mai dinanzi allo strangolamento di Pisa: strangolamento esercitato attraverso le banche da finto-cristiani e finto-liberali comodamente intruppati nelle logge massoniche e nei vari Rotary, Tennis, Golf e Lyons Clubs, usati dalle logge massoniche quali ‘camere di compensazione’: specchi per allodole, gabbie dorate per ‘polli d’allevamento’ da piazzare poi ‘in obbedienza’ nei posti giusti.
Tutto questo accade all'oscuro dei più grazie anche al silenzio, sulle cose serie, operato dalla stampa locale che poi locale, guarda caso, non è: la Nazione è fiorentina, il Tirreno è di Livorno, manca un vero quotidiano pisano.
A questo blocco asfissiante sull'informazione ufficiale, frutto dell'autocensura di giornalisti timorosi e del controllo delle logge massoniche su tutto, si aggiunge il mutismo del Tg regionale di RaiTre su quasi tutto ciò che accade a Pisa.
Un silenzio obbligato da altri o solo pura incapacità e ignoranza?
_ Povera Pisa, intanto, e povero Mondo!

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ITALIA

Berlusconi protesta contro inesistenti brogli,
Ciampi va a Castelporziano per evitare l'esaurimento nervoso.

Berlusconismo:
l’ inizio della fine

Dopo l’ esito elettorale, disatroso anche nei ballottaggi, nessuno
-neppure nella sua colalizione- pare più credere alla sua telenovela.

Forza Italia cala alle Europee e crolla alle Amministrative ma, al servizio della destra americana più ottusa e razzista, il partito di Berlusconi e del ‘presunto’ mafioso Dell’ Utri si appresta coi suoi più naturali alleati - i fascisti di Fini, i razzisti di Bossi, i papisti di Casini - a calpestare la Costituzione per tutta la restante parte di legislatura.  

  Roma.  Come un boato, l’atteso segnale di controtendenza è finalmente eploso dal profondo ventre degli italiani non più disposti a ingoiare per buone le promesse del pluriprocessato imbonitore milanese emulo di Vanna Marchi:  le Elezioni Europee ed Amministrative sono state un disastro per il famoso cavalire padano e a poco valgono ora i suoi sorrisi da mastino a denti stretti.
- La sconfitta elettorale di Berlusconi (che volle l’intervento italiano in Iraq a fianco degli invasori americani causando la guerra civile irachena con notevole proliferazione del terrorismo ed il conseguente indotto di nostri eroici ‘caduti’ e di poveri morti iracheni) è la riprova elettorale di una generale tendenza verso il ricambio, già potentemente affermata dalle manifestazioni di massa contro la guerra.
  Resta il dilemma: la coalizione attualmente al governo, il sedicente ‘Polo delle Libertà’ che non  ha più  la maggioranza  nel  Paese  ma  solo in Parlamento, cosa farà adesso?
 Si disgregherà per eccesive interne rivendicazioni di parte (e si andrà ad elezioni anticipate come spera la gran parte degli Italiani), oppure per servire fino in fondo gli interessi americani e i propri interessi locali cercherà di restare in sella per tutta la legislatura?
  Se la seconda risposta è quella giusta, ci sarà da patire ancora molto sia per gli scempi che il governo continuerà ad attuare contro i beni non solo culturali ed ambientali sia per le ulteriori ferite al nostro equilibrio istituzionale che i pidduisti come il Berlusconi (messi a suo tempo inutilmente fuorilegge) continuano a voler distruggere.
 Pensando al momento in cui la ramazza elettorale definitiva delle politiche - anticipate o meno - volesse decretar loro di sgomberare il campo, viene da porsi un ulteriore e più drammatico dilemma:  i 'picciotti' dell'inafferrabile filoamericano Provenzano (che portarono voti ad Andreotti e a Craxi, prima, e poi a Berlusconi grazie all’accordo ora contestato dai magistrati di Palermo al forzista Dell’ Utri) cambieranno di nuovo bandiera e voteranno Ulivo?
Oppure inizieranno - in sintonia con i ‘servizi’ opportunamente ‘deviati’ e diretti dagli americani - una nuova serie di attentati, da attribuire 'ovviamente' alla sinistra, per ammorbare la campagna elettorale, contestare i dati delle urne, portare l’Italia ad un clima di guerra civile e leggi d’emergenza?
 In altre parole, dove può andare a parare - vedendosi perso - uno psicopatico in caduta libera come il nostro attuale capo di governo? Un disperato del genere può essere ancora utile agli americani per spostare ancora più 'a destra' in senso militare, non certo liberale, la situazione italiana?
 A questo tragico dilemma le parole di Berlusconi su pretesi ma inesistenti brogli alle recenti elezioni e l’eloquentissimo ed innocuo ‘miniattentato’ a Fini in Piazza Maggiore a Bologna  durante la campagna elettorale, sono una preoccupante risposta e anticipazione. La vicenda del G8 - con i pestaggi ingiustificati da parte della Polizia, le violenze dei Black Block mai bloccati, le provocazioni dei CC e la morte di Carlo Giuliani -  per Fini (non a caso presente di persona a Genova nelle sale operative dove si decideva cosa e come fare) fu solo una prova generale.
   Di violenza ne hanno bisogno, come pretesto per agire, i nemici della democrazia e della pace. I veri democratici - se non voglion fare da spalla alla piddue ed alla mafia - non usano la violenza: come ha ormai capito persino Bertinotti, per smascherare ed isolare il nemico basta coprirlo di vergogna con  la ‘controinformazione creativa’, per combatterlo c'è la ‘disobbedienza civile non violenta'. Piantiamola di lamentarci, quindi, e disobbediamo per le cose giuste.
C'è da manifestare - 'manifestare disobbedendo' - civilmente e senza violenza, per ogni giusta causa ed occasione riguardante la Pace, l'Ambiente, i Diritti.

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MEDITERRANEO

Il mare che fu ‘crogiòlo della civiltà’ agitato dai venti di guerra
Che fine ha fatto
il vecchio ‘Mare Nostrum’?
 
Percorrere le sue coste apprezzandone vita e cultura,

scambiando opinioni, oggi non è più possibile.

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EUROPA

Berlusconi evitato dai Grandi perché parla troppo di donne
Cosa frena la U.E.?
La destra americana frena l’Unione Europea con ogni mezzo
da quando desiderò una sua moneta unica

 

Berlino.  Se il guaio per l'Europa fosse quello di Berlusconi che racconta barzellette spinte e cerca figa nei salotti internazionali da lui a vario titolo orinati, la cosa non danneggerebbe più di tanto.
Per l’Europa, per la Patria dei Diritti che vuole PACE e GIUSTIZIA, per la vecchia Europa che pazientemente per mezzo secolo ha voluto e costruito l’Unione, per la giovane Europa che chiede la Pace con milioni di sorrisi nelle strade, il vero guaio ora (a terza ed ultima guerra mondiale appena iniziata) è quello di essere solo un vaso di còccio TRA DUE MONDI rigidamente opposti.
Il Mondo degli Affamati (l’80% della popolazione mondiale) e quello dei Detentori del Cibo (il 20% della popolazione momdiale): come l’Asino di Buridàno, l’ Unione Europea stenta a scegliere a chi dar ragione e nel frattempo - tenuta al Guinzaglio Nato dalla destra americana - si fa anche parzialmente carico di affiancare gli stati Uniti, in cambio di tanti caduti e tanto terrorismo.

 L’Unione (estesa oltre il previsto) è pericolosamente divisa, anche fuori dalle sedi ufficiali della politica, tra Violenti e  Non-Violenti: metà lì tronfia a fascistizzarsi in difesa delle briciole, l'altra metà pronta a battersi per la Giustizia e per la Pace.
 arroccarsi in difesa delle briciole, accettando di fatto la fine dei diritti civili come esigenza e conseguenza bellica? Oppure opporsi, in nome della libertà e della vera democrazia, alla guerra preventiva contro i poveri del mondo, attuando autonome politiche estere e di difesa davvero Europee?

 Questo il bivio, la scelta materiale e morale, il dilemma che divide nell’odierna Europa masse popolari angosciate da una depressa economia di guerra.
 In questo contesto, la destra americana appoggia i violenti e poi passa a raccoggliere i frutti della sua ‘strategia della tensione’ proponendo sé stessa in nostra difesa: In nostra difesa dalla violenza che ha lei stessa fomentato.
 Fuori e lontano dall’Europa, la destra integralista americana appoggiava Bin Laden in Afganistan contro i Russi, Saddam in Medio Oriente contro gli Iraniani, Pinochet e Norièga E VIDELA contro i governi democratici di tutta l’America Latina:  il doppio gioco sembra essere in pratica il veleno comune a tutta la politica estera americana, la politica di una finta democrazia velenosa.

 Togliere agli USA l’egemonìa nella NATO, mettere la politica estera e di difesa europea in mano agli europei, trovare nuovi equilibri nell'ONU, usare la cooperazione per i problemi del mondo, è il minimo che si può e si deve pretendere. 

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MONDO

   “Nostra Patria è il Mondo intero, nostra Legge la Libertà”,
cantavano più di un secolo fa i primi grandi disobbedienti.

  'NO GLOBAL' o 'NEW GLOBAL' ?

    Di sicuro, No a ‘questa’ globalizzazione.

 PARIGI. Non ci si può opporre ‘tout court’ alla globalizzazione:  sarebbe come opporsi all’uso del fuoco o del telefonino, o al fatto che la Terra giri attorno al Sole.
-La tragedia è che, anche in questa nuova inevitabile fase dell'evoluzione umana, è solo l’economia a guidare il destino del mondo e quindi, se si vuole 'umanizzare' la globalizzazione, è necessario - prima - umanizzare l’economia con mezzi drastici per giungere alla vera concorrenza tra uguali: di fronte alla tragedia del mondo, il momento di  imporre all’economia internazionale valori e regole che siano giuste per tutti non è più rimandabile.
A questo deve pensare l'Unione Europea con le Nazioni Unite, non solo il WTO ed i vari G8 sempre più isolati e blindati: i Paesi che a salvaguardia del clima hanno firmato e rispettato il Trattato di Kyoto devono poter chiudere la porta alle merci di quei Paesi che quel trattato non lo hanno firmato nè lo rispettano. I Paesi contrari alla guerra devono poter negare l’ingresso alle merci di quei Paesi che fanno guerra in barba alle Nazioni Unite: non ci può essere leale concorrenza con chi, bombardando, esporta la propria limitata visione del mondo e si appropria del petrolio altrui a prezzi imposti con la forza delle armi... mentre il prezzo sale per tutti proprio a causa di quella guerra.
Non è concorrenza sleale esportare merci prodotte a basso costo grazie al mancato rispetto delle sorti del Mondo?
Stesse misure drastiche - spiacevolmente protezionistiche - vanno prese nei confronti delle merci di quei paesi che non rispettano i diritti umani e accelerare, invece, l'apertura alle merci di quei paesi che danno garanzie e prove positive in questo senso.
Allo stesso modo, tirando o allentando i cordoni in difesa dei diritti umani, dovranno operare il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, messe finalmente sotto l'effettivo controllo
non solo dei banchieri ma delle 'nuove' Nazioni Unite.

Nazioni Unite che vanno - appunto - immediatamente riformate eliminando il 'diritto di veto' attualmente riservato alle 'grandi potenze', trovando un nuovo e giusto equilibrio nel Consiglio di Sicurezza, vincolando il baricentro effettivo del Consiglio stesso alle decisioni dell'Assemblea Generale, dando posto e visibilità nell'Assemblea Generale alle Ong del volontariato operante, già ampiamente riconosciute sul piano consultivo.

  Solo così si potrà finalmente mettere una 'briglia etica' all'economia mondiale, indirizzare e umanizzare una globalizzazione altrimenti catastroficamente sfrenata.

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